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mercoledì 31 ottobre 2012

La leggenda di Halloween







La tradizione di Jack-o-lantern (l’equivalente in inglese) deriva probabilmente dal folklore irlandese. Narra la leggenda che un uomo di nome Jack, noto baro e malfattore, ingannò Satana sfidandolo nella notte di Ognissanti a scalare un albero sulla cui corteccia incise una croce intrappolandolo tra i rami. Jack fece un patto col diavolo: se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe fatto scendere dall’albero. Alla morte di Jack, continua la leggenda, gli venne impedito di entrare in paradiso a causa della cattiva condotta avuta in vita, ma gli venne negato l’ingresso anche all’inferno perchà aveva ingannato il diavolo.
Allora Satana gli porse un piccolo tizzone d’inferno per illuminare la via nella tremenda tenebra che lo attorniava. Per far durare più a lungo la fiamma Jack scavò un grosso cavolo rapa e ve la pose all’interno.



 


Dalle rape alle zucche: gli irlandesi usavano in origine i cavoli rapa ma quando nel 1840 arrivarono negli USA scoprirono che le rape americane erano piccole, ma anche che le zucche erano più grosse e più facili da scavare dei cavoli rapa. Ecco perchè a tutt’oggi Jack-o-lantern è una zucca intagliata al cui interno è posata una lanterna.
E’ ancora costume mettere un posto in più durante la cena la sera di Samhain in onore dei defunti. A Samhain erano associate molte pratiche divinatorie. Fra le più comuni c’erano quelle che riguardavano l’unione di coppie, l’andamento del tempo e gli eventi dell’anno.

MELE CANDITE



160 gr di zucchero
100 ml di acqua tiepida
20 gr di cannella
Una arancia
4 mele rosse
Un cucchiaio di liquore dolce (facoltativo)

Lavate e asciugate le mele e infilzatele con uno spiedino di legno abbastanza lungo. Nel frattempo, in un pentolino, fate caramellare lo zucchero con 100 ml di acqua tiepida, il liquore e la cannella (meglio se in stecca). Una volta pronto, eliminate la cannella e immergete le mele nel caramello in modo che ne siano completamente ricoperte. Lasciate raffreddare e offrite ai bambini (questo è un dolce tipico offerto ai bimbi durante il giro delle case). 
  

 
 
Il “Báirín Breac” è un dolce tipico della festa di Halloween. E’ un pane poco dolce ideale per spalmarvi il burro o la marmellata magari per un buon tè pomeridiano.
La curiosità? In Irlanda è tradizione mettere all’interno dell’impasto del Barm Brack una monetina o un anello. Chi troverà la monetina diventerà molto ricco entro la fine dell’anno, chi troverà l’anello, invece, si sposerà nel giro di 12 mesi.

Ingredienti

  • 250 g di farina
  • 125 ml di latte tiepido
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 1 cucchiaino di spezie miste
  • 1 pizzico di sale
  • 1 uovo
  • 3 cucchiai di burro
  • 200 g di frutta secca mista
  • 50 g di zucchero
  • 1 tazza capiente di tè

Preparazione

  1. Il trucco per fare un buon Barm Brack è mettere a bagno la frutta secca nel té per una notte. Ciò rende la frutta più morbida, ma si deve fare maggiore attenzione durante l’impasto, poiché la frutta “rinvenuta” potrebbe rompersi e macchiare la torta col suo succo. Perciò mescolate l‘impasto molto delicatamente.
  2. Il giorno dopo unire lievito e 1 cucchiaino di zucchero al latte tiepido, perché facciano una schiumetta.
  3. Setacciare la farina, lo zucchero e le spezie, poi unire il burro.
  4. Formando una Fontana nel centro, aggiungere il latte col lievito e lo zucchero e l’uovo battuto.
  5. Sbattere con un cucchiaio di legno per una decina di minuti fino al formarsi di un buon impasto.
  6. Aggiungere la frutta e il sale e lavorare l’impasto con delicatezza.
  7. Dopodiché metterlo in una ciotola calda, coprire e lasciar lievitare per almeno un’ora finché non si raddoppia in altezza.
  8. Impastare ancora leggermente e mettere il composto in una teglia per dolci con un diametro di 15 cm leggermente oleata e lasciarlo crescere ancora una mezz’ora.
  9. Mettere in forno preriscaldato a 200° per 45 minuti.
  10. Tolta dal forno la torta può essere glassata con due cucchiaini di zucchero sciolti in 3 cucchiaini di acqua bollente.
  11. Lasciar raffreddare un po’ e servire con del tè.
 buona festa di Halloween!

sabato 27 ottobre 2012

giornata impegnata..

Mattino: l'orologio squilla (con la musica di X FILE) alle ore 5,30...buio, pioggia , nebbia in lontanaza e un po' freddino, non invoglia neppure a mettere il "piedino" fuori dal piumino!
Ma tantè...ci si alza, ci si veste un po' a strati e fuori, verso l'ignoto...no, verso quel di Busto Arsizio, ridente (non questa mattina) città lombarda dove si svolgeva una , pensate un po'? gara di scherma.
Viaggio al calduccio in macchina, strada scorrevole fino in centro città...ma qui viene il bello, il gps all'improvviso salta e la dolce vocina : girare a destra, fra 100 m. girare a destra, tenere la sinistra...non ci allieta piùdella sua presenza e tutto precipita, le strade sono senza tabelle, il guidatore incomincia ad innervosirsi, ma fortuna vuole che siamo vicini a una di quelle ultime macchinette che sono apparse in qualche città che distribuiscono acqua minerale o no, scendo a chiedere e subito un cappannello di persone mi da le dritte : al semaforo di là giri a destra, poi dritto, poi di nuovo a sinistra, no a destra...ognuno si sente in dovere di dire la sua che a volte è il contrario di quella del vicino, insomma ringrazio e vado a modo mio, filtrando le notizie, non va molto bene e allora...becco due ragazzi che stanno andando a fare colazione (noi no siamo in leggero ritardo) loro sono molto più precisi : è vicino al Museo del Tessile (subito non ho capito granchè) ma poi è stata una sorpresa.


 eccolo, è una piccola "chicca", era un cotonificio, oggi diventato Museo appunto della filatura , con telai e impianti.
Il disguido è diventato un piacere, perchè è lì accanto che c'è l'accademia di scherma dove si svolge la gara,


ho scovato questo video degli atleti degli anni '50 di quella Accademia che allora era chiamata Pro Patria
La mattina è passata con lo sport (a proposito non era importante ma è arrivato 2), ma c'è stato tempo per un fine giornata culturale, anzi artistico...
 
 Una mostra di quadri direttamente dal Museè d' Orsay di Parigi di Hilaire German Edgar Degas ( il cognome del padre, napoletano, era De Gas, poi lui lo unì trasformandolo in Degas).

Vi lascio il link della mostra, così potete vedere cosa c'è - Degas
Devo dire sinceramente che la mostra mi ha delusa, anche se c'erano diverse opere e studi abbastanza interessanti, ma per il resto quella che mi ha emozionato è stata la scultura della "ballerina di 14 anni" 


e questo

 Adesso però sono un po' "cotta" ....buonanotte

martedì 23 ottobre 2012

Il "piccolo " schermidore...haiku

                                        Maschera sul viso
                                        ardore nel cuore
                                        una spada rotta
by Adriana


prima gara- Sanremo

anni 6 - a destra
 

venerdì 19 ottobre 2012

Un mini...Neko

è il mio ultimo lavoretto, non è carino?
Non c'è verso che riesca a girare la foto, tutto fa le bizze e oggi ho poca pazienza....

lunedì 15 ottobre 2012

poesia...


Lo schermidore

Nella bianca divisa fasciato,
sale in pedana lo schermidore armato.
Nella mano la spada scintilla
mentre sulla maschera un raggio di sole brilla.
Veloce, scattante, con passo sicuro,
s'avvicina all'avversario imperituro.
Una parata, risposta e un'affondo,
lo scontro è ormai profondo.
La luce del punto si accende,
brilla sempre il verde .
Toccato , colpito,
l'avversario è finito.
Il vincitore porge la mano al perdente,
 il pubblico è ormai fremente
e mentre il suo eroe la folla acclamava
sul suo petto una medaglia si posava !

by Adriana

venerdì 12 ottobre 2012

Ogni giorno si perde qualcosa

Elizabeth Bishop, One Art, da Nuovi Argomenti n.11, Quinta serie, Luglio-Settembre 2000]
UN’ARTE- ONE ART
(Traduzione di Marilena Renda)
L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Esercitati a perdere di più, senza paura:
luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.
Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura.

Ho perso l’orologio di mia madre. Era
mia ed è svanita – ops! – l’ultima di tre case amate.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Ho perso due vasti regni, due città amate,
due fiumi, un continente. Mi mancano,
ma non è mica un disastro averle perdute.

Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra
il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai:
l’arte di perdere non è una disciplina dura,
benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura.


Non ho postato l'originale in inglese.
Oggi mi passava per la mente proprio questo pensiero, beh a dirvela tutta mi passava per la testa per un motivo un po' meno poetico... infatti lo pensavo guardandomi allo specchio (cosa che da anni faccio il meno possibile non per vanità ma proprio per fobia).
Ogni giorno ci porta via qualcosa anche fisicamente, anzi forse più fisicamente per adesso (fortunatamente non sono ancora in un periodo di perdita di cose più gravi).
A volte guardandomi allo specchio  faccio il confronto di com'ero qualche anno fa, già perchè mi pare che quello che mi è stato portato via a livello amoroso si sia ripercosso nel fisico, mentre probabilmente è solo l'invecchiare, ma io dentro di me, a volte, non sempre, mi sento ancora giovane, ma sono le speranze e i desideri a non esserci più.

non c'entra nulla la foto, ma mi piaceva
 

giovedì 11 ottobre 2012

Il mio quartiere...continua

La macelleria di zona è da generazioni fornitrice di super-carni fassone, tipica carne piemontese doc, ma anche lei sta subendo la supremazia di una simil macelleria "romanesca" cioè romena.



La vetrina è più o meno così, salami e wurstel di un rosso che più non si può , costolette e altri alimenti (non ben definibili) che spandono odori non propriamente appetitosi, anzi a volte addirittura stomachevoli.
Penultimo arrivo...il negozio che faceva chiavi ha chiuso e sul vetro del piccolo locale scuro come un'antro di una strega, sono apparsi dei fogli incollati in un idioma non capibile...poi è apparsa l'insegna, che non ha migliorato le cose, ma ha un'aggiunta in italiano "ingrosso", effettivamente il piccolo locale è stracolmo di sacchi di riso che si intravedono dai vetri (poco puliti) e da un via vai di ragazzi che trasportano su delle carriole i sacchi per caricarli su furgoni.
in questo caso significa vendita, ma di una casa


Ma questa mattina...un'altra sorpresa, uno dei bar, il più vecchio a gestione famigliare da anni e anni ha cambiato proprietario...romeno che sta installando anche le slot machine.
 Il mondo va avanti, ma forse preferivo rimanere indietro.
Certamente poco importerà ai più, ma io mi accorgo di invecchiare anche da questo, eppure ho sempre amato le novità, mi sono sempre tenuta al passo con i tempi, ho una visione aperta ed elastica della vita,
ma ....

martedì 9 ottobre 2012

il mio quartiere...etnico - parte due

Prima di raccontarvi "l'altra storia", vorrei precisare che non sono affatto contraria al nascere di attività straniere o di abitanti di varie etnie, ho girato abbastanza i paesi orientali e mi sono uniformata a quelle abitudini, ma in questo quartiere hanno portato, secondo il mio parete, solo del degrado.
Ma non desidero impelagarmi in discussioni più o meno xenofobe, quindi vediamo l'altra storia...
Il call center nasce appunto come "trasporto denaro", è a due passi da casa mia per cui anche qui conosco il proprietario, questa volta marocchino, anch'esso dal nome impronunciabile che mi saluta con un "ciao".
Pettegolezzo : mi ferma più volte perchè gli spieghi e legga delle lettere (diffide per il mancato pagamento dell'affitto).


 Le vetrine tappezzate di locandine sbiadite, qualche sede per pc, sedie scompagnate e una frequentazione alquanto varia per non dire poco raccomandabile : persone di varie etnie, rom ed ...eventuali.
Non è durato molto ...poi un bel giorno (si fa per dire) chiude, nel senso che tira giù le serrande e nel giro di una settimana, manco fosse munito di bacchetta magica, appare un negozio di frutta e verdura, ma che dico...giorno dopo giorno nelle vetrine appaiono merci di ogni tipo : biscotti, detersivi, caffè, pane, latte, carta igienica, bibite e per finire birra.
Il negozio è diventato un piccolo bazar, di indubbia igiene e dagli orari flessibili, è sempre aperto domenica compresa, al bancone la moglie, naturalmente velata con appresso due bimbi (ho il dubbio che vivano tutti lì dentro), lui con la sua bella pancia parcheggia davanti  mentre i figli giocano pericolosamente in strada.
Forse vi chiederete perchè mai racconti queste cose, non lo so neppure io....ma ci sono altre storie...


lunedì 8 ottobre 2012

non riconosco più il mio quartiere...

da quando ero piccola vivo nella zona stadio - allargata (cioè a distanze differenti a seconda dell'età che ho avuto). Quando ero molto piccola (lo stadio non c'era ancora) era periferia quasi campagna, infatti ho imparato ad andare in bicicletta per strada, andavo al tempo della mietitura a cercare lucciole in mezzo ai covoni di grano, ho avuto amiche che vivevano vicino in fattorie in cui si allevavano pecore.
Poi a poco "dove c'era l'erba cresce il cemento" (come dice Celentano) e mentre anch'io crescevo il "quartiere" (chiamiamolo così) incominciava ad avvicinarsi al centro città, i palazzi aumentavano, le gente anche, ma continuava ad avere un "sentore" di periferia.
Poi mi sono sposata e sono rimasta nei dintorni (ho viaggiato parecchio, ma in quanto al "nido" non mi sono mossa molto!), intanto era stato costruito il nuovo stadio ( quello di adesso è il 2° nuovo stadio ricostruito per i bianco-neri al posto del 1°) e la zona era diventata piuttosto popolata, ma continuava a mantenere una sua atmosfera di periferia tranquilla e non tanto caotica.
questa è la zona anni '50


Negli anni recenti a poco a poco sta mutando tutto , la città sta diventando multi-etnica e qui si vede forse più che altrove....ma non ve la faccio tanto lunga, vi voglio parlare solo della piazza su cui si affaccia la mia via e delle attività che via via si sono create.
Il primo è stato il "kebabaro Gimmi" (nome di fantasia con cui si fa chiamare perchè il suo è impronunciabile...almeno per noi poveri italiani), è egiziano ed è ormai tanto tempo che lo conosco che mi saluta sempre con un bel ciao.
Il suo locale è la tipica "bettola" però etnica : lucine di Natale tutto l'anno, tavolini zoppicanti, igiene un po' sui limiti, tovaglie di carta, ma il piatto kebab (da lui si chiama così) con annessi e connessi (di tutto) è una botta allo stomaco non indifferente.
La sua clientela è piuttosto scelta, nel senso che non è molto frequentato da stranieri e alla sera chiude presto.
Un pettegolezzo... l'amministratore del condominio in cui è situato questo locale ha dovuto diffidarlo, non perchè non pagasse l'affitto, ma perchè usava lavare i pavimenti gettando secchi d'acqua e allagando così il cortile !!


 Ha cercato di insegnarmi a fare i panini come li fa lui, ma non sono mai riuscita a farli e in più fa un caffè da fare invidia a chiunque, parla del suo paese senza nostalgia ed ormai si è integrato.
Questo locale è stato il primo cambiamento della zona, ma non è rimasto il solo...poi è arrivato il call center-trasporto denaro...ma questa è un'altra storia....

sabato 6 ottobre 2012

Il venditore di bolle di sapone



 Questa mattina camminando in centro ho visto un gruppo di bambini che col nasino in su rincorrevano delle bolle color arcobaleno che galleggiavano nell'aria : era arrivato il venditore di bolle di sapone!
Che magia! I bambini erano molto eccitati e divertiti e io sono tornata indietro nel tempo della mia fanciullezza quando sognare sulle ali delle bolle era naturale e facile e il mondo attraverso loro si vedeva in un modo magico.
Certo allora non c'erano marchingegni per costruirle, non c'erano strumenti per farle a ripetizione, bisognava costruirle una alla volta.
Munita di bicchiere di acqua saponata, dopo molte preghiere alla mamma, una cannuccia e vai...soffiavi, soffiavi e prima un po' di acqua dal sapore disgustoso finiva in gola poi una piccola, piccolissima bolla spuntava e...scoppiava subito.
Quante prove, quanti soffi, quanta acqua inghiottita prima di riuscire a fare una bolla degna di questo nome, una bolla che galleggiava nell'aria e che rubava i colori all'arcobaleno e io ad inseguirla sperando di vederla allontanarsi senza scoppiare, come un sogno trasformato in realtà!
Ma ahimè, prima o poi le bolle scoppiano sempre come la realtà ha il sopravvento sulla fantasia.
Ho anche scoperto che ci sono tanti riferimenti alle bolle di sapone...eccone alcuni
una poesia di Trilussa
Bolla di Sapone
Trilussa
  
Lo sai ched’è la bolla di sapone?
L’astuccio trasparente d’un sospiro.
Escita da la canna vola in giro,
sballottolata senza direzzione,
pe fasse cunnolà come se sia
dall’aria stessa che la porta via.
  
Una farfalla bianca, un certo giorno,
ner vede quella palla cristallina
che rispecchiava come una vetrina
tutta la roba che ciaveva intorno,
j’agnede incontro e la chiamò: “Sorella,
fammete rimirà! Quanto sei bella!
  
Er celo, er mare, l’aberi, li fiori
pare che t’accompagnino ner volo:
e mentre rubbi, in un momento solo,
tutte le luci e tutti li colori,
te godi er monno e te ne vai tranquilla
ner sole che sbrilluccia e sfavilla.”
  
La Bolla de Sapone je rispose :
“So bella, sì, ma duro troppo poco.
La mia vita, che nasce per un gioco
come la maggior parte delle cose,
sta chiusa in una goccia…Tutto quanto
finisce in una lagrima de pianto.”
 

canzoni ce ne sono tante...dallo Zecchino d'oro a Mina

 
 

mercoledì 3 ottobre 2012

solitudine....

“Volete sapere perchè si grida contro l’altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate,
i loro cuori si allontanano molto.
Per coprire questa distanza, bisogna gridare per potersi ascoltare.
Quanto più arrabbiati sono, tanto più forte grideranno per potersi ascoltare.
D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate?
Loro non gridano, parlano soavemente, e perchè?
Perchè i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola.
A volte sono talmente vicini i loro cuori, che neanche parlano, solamente sussurrano.
E quando l’amore è più intenso, non è necessario nemmeno sussurrare,
basta guardarsi. I loro cuori si intendono”
(Mahatma Gandhi)
 
 
 
Frasi intense...
 
La solitudine si prova anche in mezzo alla gente ?
Si, è quello che oggi ho provato, mentre ero a volontariato insieme a diverse persone che mi sono vicine.
Era come stare in una bolla trasparente che però isolava dall'esterno. Era come essere trasparenti, invisibili, persi in un altro tempo, isolati, lontano da tutto e da tutti.
 Credo che la solitudine peggiore non sia essere soli, nel senso di non aver nessuno, ma di essere soli pur avendo delle persone accanto.