Sabbia bianca

lavoro del mare
nei secoli

Informazioni personali

venerdì 30 novembre 2012

Piazza delle Erbe

che sarà mai?
Ci sono passata oggi e ho notato com'è bella. E' una piccola piazza di Torino su cui si affaccia il Comune, infatti è meglio conosciuta come Piazza Palazzo di Città.
Circondata da portici su tutti i lati e al centro una statua equestre del Conte Verde.






  intorno al 1880




 Questa piazza aveva una certa importanza già in epoca romana, in quanto si ritiene che la sua pianta rettangolare coincida con le dimensioni del Foro dell'antica Julia Augusta Taurinorum .
Come ulteriore conferma è stato il costante uso commerciale della piazza nel corso dei secoli e, durante il periodo medievale, fu suddivisa in due spazi ancora oggi riconoscibili: Piazza delle Erbe e la vicina Piazza del Grano (ovvero piazza Corpus Domini).
Nel 1756 fu realizzato l'elegante portico, su progetto di Benedetto Alfieri che schermò lo sfociare di quel dedalo di viottoli medievali creato dalle abitazioni circostanti. Nel 1853 fu collocato l'imponente monumento dedicato al Conte Verde, opera dell'architetto Pelagio Palagi e dono di Carlo Alberto di Savoia al comune, in seguito al matrimonio del figlio con la Principessa di Lorena.
Nel 1995 i lavori di restauro della piazza hanno interessato il monumento e hanno confermato la presenza sottostante di una lastricatura di epoca romana.
Piazza delle Erbe mercato dall'alto

Ancor oggi il sabato o la domenica c'è il mercato , non solo delle erbe , ma anche formaggio, miele e quant'altro.

Ora però la soluzione dell'indovina libro ...e per un po' non vi tedierò con altri indovinelli...
di Robert Louis Stevenson


giovedì 29 novembre 2012

e questo cosa sarà?




......
- Avete mai notato quella porta?- Chiese; e alla risposta
affermativa del compagno aggiunse: - Nella mia mente è
collegata a una storia alquanto strana.
- Davvero? - fece Utterson, con un lieve cambiamento nella
voce -.
E di che si tratta?
- Beh, è andata così - rispose Enfield -: - me ne tornavo a casa
da un posto in capo al mondo, saranno state le tre di un nero
mattino d'inverno, e i miei passi mi guidavano attraverso una
zona della città dove, esclusi i lampioni, non c'era letteralmente
niente da vedere.
Strada dopo strada, e tutta la gente addormentata - strada dopo
strada, illuminate tutte come per una processione, e al pari di
una chiesa tutte vuote finché, da ultimo, ero piombato in quello
stato d'animo in cui stai tutto teso ad ascoltare e ti scopri a
desiderare di vedere una guardia. Improvvisamente vidi due
figure: una era un ometto che zampettava con passo spedito in
direzione est, l'altra era una bambina di otto o dieci anni circa,
che veniva giù correndo all'impazzata da una via traversa.
Ebbene signor mio, quei due, com'era naturale, giunti
all'angolo si scontrarono, ma il brutto deve ancora arrivare:
perché l'uomo, calpestato tranquillamente il corpo della bimba,
la lasciò stesa in terra a lamentarsi. A sentirlo così sembra cosa
da niente, ma a vedersi fu agghiacciante. Tutto sembrava quello
tranne che un uomo: simile piuttosto a un mostruoso
Juggernaut.


L'altro libro non è neppure il caso di commentarlo...è il famosissimo "Il gabbiano Jonathan Livingston" di Richard Bach (non il compositore).

 



Solo alcune frasi fra le più significative...


Il piccolo e anticonformista Gabbiano Jonathan riesce ad intravedere una nuova via da poter seguire, una via che allontana dalla banalità e dal vuoto del suo precedente stile di vita, e comprende che oltre che del cibo un gabbiano vive " della luce e del calore del sole, vive del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell'aria.
 "Ma dì un po', come fai ad amare una tale marmaglia di uccelli che ha tentato addirittura d'ammazzarti?"
"Oh, Fletch, non è mica per questo che li ami! È chiaro che non ami la cattiveria e l'odio, questo no. Ma bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bontà che c'è in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi. È questo che intendo io per amore. E ci provi anche gusto, una volta afferrato lo spirito del gioco."


Ed egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano.

Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola.

da PensieriParole

mercoledì 28 novembre 2012

indovinello-libro risolto.........

siete stati bravi.
Io sono sempre stata una lettrice-onnivora, ho letto sempre un po' di tutto, ma ultimamente non riesco ad entusiasmarmi degli autori moderni o per meglio dire recenti e così ora sono diventata una lettrice di "nicchia", leggo solo trhiller, horror e fantasy (anche se preferisco la fantascienza), ma le vecchie reminescenze fanno parte del mio bagaglio culturale ...tante parole per proporvi un libro che penso pochi non abbiano letto, del resto è minuscolo, divertente e con la sua morale, ecco :

" Era di primo mattino e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato.
A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare.
Cominciava così una nuova dura giornata.
Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto : era il gabbiano...."



Ora la soluzione che avete già dato : era Harriet (Enrichetta) Beecher - Stowe nella Capanna dello zio Tom.
Disse di lei Abramo Lincoln, il presidente americano che dopo la guerra civile abolì la schiavitù negli Stati Uniti: "E' la piccola donna che ha vinto la guerra". Enorme fu infatti l'influenza che La capanna dello zio Tom ebbe sull'opinione pubblica americana. Oggi le comunità di colore giudicano in modo negativo la figura dell'antico schiavo, nel quale vedono troppa rassegnazione e nessun impulso di lotta contro il potere bianco. Ma un secolo e mezzo fa questioni simili non si ponevano, e il romanzo servì anzi a far considerare gli schiavi come degli esseri umani, meritevoli di un trattamento cristiano, anzichè degli oggetti di vendita e scambio. Nata nel 1811, morta a 85 anni, la Beecher-Stowe era figlia di un pastore protestante.







 

martedì 27 novembre 2012

....

visto che il precedente indovina-libro (bella nuova parola!) era davvero difficile, per questo vi offro dei suggerimenti : è un vecchio libro (la mia edizione è del 1946, la leggeva mio padre) che parla delle condizioni spaventose in cui erano ridotte le persone di colore, merce da vendere o da dare in pagamento.
Non è certo un libro che si legge ora, ma credo non sarebbe male conoscerlo.

"...ma Haley, se vi dico che Tom è una creatura eccezionale. Vi assicuro che vale quella somma. E' forte, onesto, abile e governa la mia fattoria in modo perfetto.
Onesto come lo può essere un negro - disse Haley.
...Se siete uomo di coscienza Haley, accettatelo in cambio del debito che ho con voi.
... Non avete in casa un ragazzino o una fanciulla da aggiungere a Tom?
- Per dire la verità...non saprei a chi rinunciare. E' la necessità che mi costringe a privarmi di qualcuno. Non mi piace vendere la mia gente...


Friedrich Wilhelm Nietzsche

 
questo è il libro " Così parlò Zarathustra"


Troppo complicato spiegare e parlare di un libro di filosofia, lascio un link dove poter informarsi.
Lascio solo un paio di frasi che forse sarà capitato di sentire :

Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.

Vivi ogni giorno della tua vita come se fosse il primo, come se fosse l'ultimo.

E che? l'uomo è soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è soltanto un errore dell'uomo?

Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare.

Quanto manca alla vetta ? " ;" Tu sali e non pensarci!

Se esistessero gli dèi, come potrei sopportare di non essere dio!  

Non potevo lasciarvi senza...indovinello

questo è un po' difficile :

"...un mattino egli si levò all'aurora, si pose di fronte al sole e così parlò : Tu grande astro. Che sarebbe la tua felicità se tu non avessi quelli a cui risplendi? Per dieci anni salisti quassù alla mia caverna, ti sarebbero venuti a noia la tua luce e questo cammino, senza di me, la mia aquila e il mio serpente..."




 Per l'altro non ci sarebbe nemmeno da dare la soluzione perchè è stata chiara per tutti, vi lascio un vecchio libro



 Curiosità di Pinocchio...
  • Al celebre burattino è stato dedicato un parco divertimenti ("Parco di Pinocchio") a Collodi (Pescia).
  • Ad Ancona, località Pinocchio, venne eretta una statua di Pinocchio, opera dello scultore Vittorio Morelli.
  • Una statua di Pinocchio è presente anche al lido della Schiranna, sul Lago di Varese.
  • In Corso Indipendenza a Milano, si trova la "Fontana di Pinocchio" opera dello scultore Attilio Fagioli.
  • Altro Pinocchio, questo in ceramica policroma, è opera del ceramista Leoncillo Leonardi.
  • Nel 1988  l'artista austriaco Gottfried Helnwein realizza il dipinto "Der Tod des Pinocchio" (La morte di Pinocchio).
  • A Vernante, paese dove visse Attilio Mussino, i muri del borgo sono decorati con murales riguardanti le avventure di Pinocchio.
  • L'asteroide 12927  è dedicato a Pinocchio.

lunedì 26 novembre 2012

un weekend a Montecarlo...

Non preoccupatevi non abbandono gli indovinelli, visto che li apprezzate e mi rendete più "vivo" il blog e questo mi fa molto piacere...
Credo che pochi non conoscano Montecarlo, Principato di Monaco, o per averlo visto o per sentito dire.
Da molti anni vado , naturalmente per una Gara Internazionale di scherma.
A me piace per il suo ordine e pulizia e per il suo clima, è vero è troppo edificata e non si capisce bene da chi possa essere abitata, a parte i vip, il suo porticciolo è una base di grandi yacht uno più lussuoso dell'altro,gli alberghi favolosi e la sua vista di notte con tutte le luci toglie il fiato!
Ma , in questi giorni, ho scoperto una Montecarlo sconosciuta...e ve la presento.
questo è stato un errore....










 queste foto sono di un parco che si chiama così : Park de lunesco, è scritto in questo modo e non so ssi riferisce all'Unesco oppure se  sia un altro termine.
Ho scoperto poi che vi è una passeggiata a picco sul mare, tutto attorno alla Corniche  che è veramente spettacolare, le foto non rendono , ma è piacevolissima da percorrere






 e per finire....è arrivato 3° (quello con la felpa azzurra)



venerdì 23 novembre 2012

Indovinello facile facile e soluzione... precedente



Questo è davvero molto facilissimo....


C'era una volta...
"Un re!" diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.





Questo è il brano da cui era tratto l'indovinello precedente, per chi non l'ha letto lo struggente
passo della peste a Milano, la "storia di cecilia"



" Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui
aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza
velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza
molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata,
ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse
tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima
tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie,
la indicasse così particolarmente alla pietà e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco
e ammortito ne’ cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta
ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle
mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Nè la
teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se
fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con
una certa inanimata gravezza, e il capo posava sul l’omero della madre, con un abbandono
più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de’ volti non n’avesse fatto fede,
l’avrebbe detto chiaramente quello de’ due ch’esprimeva ancora un sentimento.
Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito
rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare
sdegno né disprezzo, «no!» disse: «non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro:
prendete». Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella
che il monatto le tese. Poi continuò: «promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar
che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così».
Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il
nuovo sentimento da cui era come soggiogato che per l’inaspettata ricompensa, s’ affaccendò
a far un po’ di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la
mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l’ultime
parole: «addio Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme.
Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri». Poi voltatasi di nuovo al monatto,
«voi», disse, «passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola».
Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s’affacciò alla finestra, tenendo in collo
un’altra bambina più piccola, viva ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare
quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere;
poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l’unica che le rimaneva, e mettersele
accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino
ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato."


giovedì 22 novembre 2012

Indovinello più difficile...

visto che siete stati bravissimi  ve ne propongo un'altro, moooolto più difficile



Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato.


 


 questa la mia edizione, volume cartonato azzurro.

mercoledì 21 novembre 2012

Indovinello...

vediamo se rispondete numerosi... a che libro appartiene questo inizio?

“Tutte le volte che incontri un vecchio cadente, un povero, una donna con un bimbo in braccio, uno storpio con le stampelle, un uomo curvo sotto un carico, una famiglia vestita a lutto, cedi loro il passo con rispetto: noi dobbiamo rispettare la vecchiaia, la miseria, l’ amor materno, l’ infermità, la fatica, la morte.”

lunedì 19 novembre 2012

Torino non è più una città borghese..

sta cambiando, non so se è un bene, ma per ricordare la Torino "...come un'antica stampa bavarese", vorrei proporvi una poesia poco conosciuta di Guido Gozzano che ci ricorda le "madamin" (signorine) di una volta.

Le Golose
"Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Signore e signorine -
le dita senza guanto -
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!
Perché nïun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divoran la preda.
C'è quella che s'informa
pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta o forma.
L'una, pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.
Un'altra - il dolce crebbe -
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!
Un'altra, con bell'arte,
sugge la punta estrema:
invano! chè la crema
esce dall'altra parte!
L'una, senz'abbadare
a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare
sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D'Annunzio.
Fra quegli aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti
di essenze parigine,
di mammole, di chiome:
oh! le signore come
ritornano bambine!
Perché non m'è concesso -
o legge inopportuna! -
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,
o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie".

            (Guido Gozzano)

domenica 18 novembre 2012

Noi...nati negli anni '50








Noi che... a scuola mettevamo il grembiule nero e,
 il colletto bianco e avevamo un unico maestro,
quasi sempre una maestra,
noi che... la scuola finiva all’una e il pomeriggio nessuno si sognava

 di farci fare dei corsi,
noi che.... dovevamo scrivere per forza con la destra,

 anche se eravamo mancini, perché la sinistra era la mano del diavolo,
noi che... avevamo i quaderni con la copertina nera e,

 il contorno dei fogli rosso,
noi che... abbiamo imparato a scrivere con la cannuccia e il pennino
e,
 facevamo le macchie nel tragitto calamaio – quaderno,
noi che... facevamo le ricerche copiando frasi che non sempre capivamo

 dall’enciclopedia Conoscere,
noi che... le vacanze duravano fino al 30 settembre,
noi che... per fare ginnastica avevamo solo le superga bianche,
noi che... alle cinque del pomeriggio aspettavamo la tivù dei ragazzi

 per guardare Topo Gigio
noi che... in fascia preserale guardavamo Non è mai troppo tardi

 con Alberto Manzi perché era una trasmissionie “istruttiva”,
noi che... la sera all’ora di cena guardavamo Che tempo fa

 con il colonnello Bernacca e L’almanacco del giorno dopo,
noi che... alle 20 e 50 guardavamo Carosello fino alle 21,
noi che... sentivamo un po’ di batticuore quando

sullo schermo un signore vestito di nero e
con la sigaretta fra le dita ci invitava a seguirlo “Ai confini della realtà”,
noi che... guardavamo La famiglia Adams e,

 non capivamo come facesse Mano ad uscire dal suo contenitore,
noi che... senza alzarci dalla sedia, 

aspettavamo con pazienza quando nel bel mezzo di un programma che ci piaceva,
compariva: ”La trasmissione sarà ripresa il più presto possibile”,
noi che... tiravamo un sospiro di sollievo quando, spesso dopo un bel po’ di minuti,

 leggevamo finalmente:
“Riprendiamo la trasmissione pregandovi di volerci scusare per l’interruzione”,
noi che... per cambiare canale dovevamo alzarci,

 ma avevamo solo due possibilità,
noi che... bevevamo l’acqua del rubinetto e a tavola

mettevamo nella bottiglia le bustine di Frizzina o Idrolitina,
noi che... per merenda mangiavamo pane,

 burro e zucchero o pane e marmellata,
noi che... tiravamo le palline con la cannuccia della Bic,
noi che... il panettone si mangiava solo a Natale

noi che... un gelato da 30 lire era un bel gelato,
 non ti dico com’era grosso da 50,
noi che... come biscotti conoscevamo solo i plasmon,

 i pavesini e gli oro saiwa,
noi che... nel latte ci potevi mettere solo Ecco o Ovomaltina,
noi che.. nel febbraio del 1961 per vedere l’eclisse totale di sole

ci siamo procurati gli occhiali o un pezzo di vetro colorato,
noi che... a quattordici anni potevamo guidare il Ciao

che si accendeva pedalando,
noi che... alle superiori legavamo i libri con la cinghia e

 le pile da portare erano altissime,
noi che... durante le manifestazioni indossavamo i jeans Levi’s 501 e,

 il lupetto blu,
noi che... abbiamo trovato lavoro subito dopo esserci diplomati o laureati,
noi che... ci siamo sposati giovani,
noi che... quando sentiamo le canzoni di Lucio Battisti o dei Beatles

 sorridiamo e ricordiamo...
e anche:
noi che… attaccavamo le figurine Panini con la farina
noi che… mangiavamo limone con la liquirizia
noi che… suonavamo al campanello per chiedere se c’era l’amico
noi che… giocavamo all’imbattibilità
noi che… con la cartolina/figurina nei raggi della bici

 (per simulare il rumore del motore)
noi che… leggevamo Tex Willer e Zagor, e Bleck Macigno,

 e Diabolik e Satanik, e Kriminal e…
noi che… le sere d’estate inseguivamo le lucciole
noi che… le sere d’estate giocavamo a nascondino
noi che… i tacchetti delle scarpe da calcio avevano i chiodi
noi che… per merenda a scuola portavamo i mandarini
noi che… andavamo a vedere … da chi aveva il televisore
noi che… facevamo la foto di classe con alle spalle la carta geografica
noi che… facevamo i chierichetti
noi che… si giocava “al bacio” girando la bottiglia
noi che… sugli autoscontri si andava “in piedi”
noi che… con il fucile a elastici e le cerbottane e,

 le fionde per “tirare” i sassi
noi che… e la caccia alle lucertole
noi che… e il cinema in Parrocchia seduti su panchine di legno

 ad incitare la carica dei “Nostri”
noi che… ascoltavamo Sanremo alla radio
noi che… giocavamo a calcio su campi senza le porte

 (due magliette a terra a far da “palo” e via)