Al centro della stanza, fissato a un cavalletto, stava il ritratto a figura intera di un giovane di straordinaria bellezza e di fronte a esso, poco distante, sedeva l'artista, Basil Hallward, la cui improvvisa scomparsa alcuni anni fa suscitò, all'epoca, un clamore notevole e fece sorgere molte strane congetture.
"E già, mio caro Basil, egli è un Narciso e voi... be', naturalmente voi avete un'espressione intelligente e tutto il resto. Ma la bellezza, la vera bellezza, finisce dove incomincia un'espressione intelligente. L'intelligenza è in sé una forma d'esagerazione e distrugge l'armonia di ogni viso. Non appena ci si mette a pensare, si diventa tutto naso, o tutta fronte, o qualche cosa di odioso.
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"Il vostro giovane amico misterioso, di cui non mi avete ancora detto il nome, ma il cui ritratto invero m'affascina, non pensa mai. Ne sono assolutamente sicuro. È una creatura bellissima e vacua che dovrebbe stare sempre qui d'inverno, quando non ci sono fiori da guardare e sempre qui d'estate quando ci serve qualche cosa per rinfrescare la nostra intelligenza.
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Un tempo gli aveva procurato piacere vederlo alterarsi e l'invecchiare. Ultimamente il piacere era svanito. L'aveva tenuto sveglio di notte. Quand'era via era terrorizzato all'idea che occhi estranei potessero vederlo. Aveva intriso le sue passioni di malinconia. Il mero ricordo di esso aveva guastato molti momenti di gioia. Era stato come la coscienza per lui. Sì, era stato la coscienza. L'avrebbe distrutto.




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