Il mio viso

riflesso nello specchio
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giovedì 12 aprile 2012

I catari in Italia

Nel Medioevo i catari erano diffusi in Italia quanto in Francia; eppure nel nostro Paese la loro memoria è quasi scomparsa.
 Gli eretici erano così numerosi da organizzarsi addirittura in una Chiesa clandestina, con propri vescovi di cui conosciamo i nomi e la cronologia. La Chiesa più importante, quella milanese, contava secondo i calcoli degli inquisitori duecenteschi non meno di 1.500 «perfetti», gli iniziati che costituivano la ristretta ossatura gerarchica e dottrinale del movimento. In Italia si rifugiarono vescovi e perfetti in fuga dalla Francia, e nel Duecento sedeva in permanenza a Sirmione un sinodo di vescovi catari, italiani e occitani (la sede, notiamolo, non venne scelta per le sue amenità turistiche, ma perché gli iniziati non mangiavano carne e potevano nutrirsi soltanto di pesce). L' apparente impunità con cui i catari si muovevano in Italia ebbe fine solo quando il trionfo del guelfismo parve certo, e l' Inquisizione ebbe il permesso di muoversi senza troppi intralci politici. Si registrò allora l' episodio più spettacolare e terrificante della repressione in Italia, con la distruzione della colonia di Sirmione. Nel 1276 una retata organizzata dagli inquisitori veronesi portò all' arresto di ben 166 catari, che vennero poi bruciati tutti insieme nell' Arena di Verona il 13 febbraio 1278. Alcuni scampati si riunirono sul lago di Como, protetti da una straordinaria omertà.
In seguito le notizie sul movimento, decapitato e costretto alla totale clandestinità, si fanno sempre più scarse, anche se gruppi isolati continuarono a resistere per molto tempo: l' ultimo è segnalato a Chieri presso Torino, dove nel 1412 vennero dissepolti e bruciati dall' Inquisizione i cadaveri di quindici catari condannati post mortem, fra cui qualche antenato di Camillo Benso di Cavour. Il fatto che i domenicani non avessero trovato più nessun eretico vivo da bruciare, ma soltanto i morti, testimonia che il catarismo italiano, a differenza del movimento valdese, non aveva trovato le risorse per sopravvivere alla persecuzione. 





  non ci sono  a riguardo presenze archeologiche.

martedì 10 aprile 2012

grigio

quella nube è ancora qui, tutta questa nebbia grigia è ancora qui, fa scomparire i colori dalla vita, fa sparire la musica, fa sparire la gioia, fa sparire la serenità, fa sparire le risate, fa sparire la curiosità, fa sparire il desiderio di muoversi, di guardare, di sognare...
La nuvola si stringe sempre più addosso e per difesa anche il corpo con la mente si rattrapisce, si chiude su di sè, si raccoglie attorno ad un piccolo nucleo di vita che ancora resta, tutto diventa più piccolo, più limitato, più stretto e più buio.
Ma non si può lasciarsi andare, anche se si brama scomparire, molto più semplice che reagire, ma non si può anche se lo desidero tanto.

giovedì 5 aprile 2012

"Quella" nuvola grigia

è di nuovo qua, chiudo gli occhi, poi li riapro, ma non serve, tutto è grigio, no, non nero come l'arrivo di una tempesta, ma una nebbia grigia che allunga piano piano le sue spire, in un modo subdolo, lenta, a poco a poco i contorni si confondono, la vita perde definizione, le cose , i sentimenti della vita scompaiono, tutto è amorfo, confuso scevro di speranze.
Neppure il sole con i suoi raggi riesce a penetrarla, "quella" nube è qua.
Basta un attimo di disattenzione, un attimo di incertezza, un crollo di una sicurezza, un nuovo problema, un nuovo dolore e la nube arriva. Lei è sempre là, in attesa di un piccolo spiraglio, è in ogni luogo e in ogni momento e non ti permette di essere distratto, di abbassare le difese, è sempre là.
Grigia assorbe i colori e li distrugge, grigia distrugge la serenità e porta l'angoscia, grigio dolore e ancora dolore grigio.
Arriva la notte col buio che si trasforma in grigio, anche il sonno, quando viene, ha quel colore, la mente se potesse avere un colore sarebbe grigio.
Non riesco più a scacciarla  quella nube, torna e ritorna e non ho più voglia di lottare, penso che ormai sia bello lasciar perdere, lasciarsi andare, abbandonarsi e scivolare in quella nube, smettere di combattere, perchè poi combattere? In fondo sarà una lenta deriva e poi forse sarà la pace.
Una volta una persona mi disse che non si deve combattere il dolore, ma si deve lasciarselo passare addosso, si deve viverlo e lui a poco a poco se andrà, forse sarà così anche per questa nube, in fondo ce ne sono sempre altre, non finiscono mai nemmeno con il sole.

martedì 3 aprile 2012

La leggenda del pettirosso

una leggenda per i bimbi :
 
 

Gesù era sulla Croce. Le spine della corona che stringeva la fronte si conficcavano nelle sue bianche carni facendo uscir grosse gocce di sangue.
Un uccellino, che volava poco distante, vedendo la sofferenza di Gesù, sentì tanta pietà per Lui.
Gli si avvicinò con un leggero pispiglio.
Cosa disse l'uccellino? Forse rimproverò gli uomini di essere stati cattivi, forse, rivolse a Gesù tenere parole di consolazione. Poi tentò di portargli aiuto e, col becco tolse alcune di quelle spine che lo torturavano. 
Le piume dell'uccellino caritatevole si macchiarono di rosso.
L'uccellino conservò, come prova di amore, quelle gocce di sangue sul suo cuoricino. 
Gli uomini vedendolo lo chiamarono «pettirosso». 
Ancora oggi tutti gli uccellini che appartengono alla famiglia dei pettirossi hanno sul petto qualche piumetta sanguigna.