Ieri, sera culturale, ho assistito ad una conferenza del prof. Zichichi sulla "particella di Dio", molto interessante, anche se la mia preparazione non mi ha permesso di "capire" al 100%.
E' stupefacente ascoltare una persona di 83 parlare di scienza, come ha fatto lui, riuscendo a farsi capire.
Il video sopra presenta Zichichi più o meno com'è in "originale", quello di sotto è più scherzoso.
Questo termine è diventato conosciuto perchè nel periodo dopo le prime gelate tornava per qualche tempo un po' di tepore, tradizionalmente venivano rinnovati i contratti agricoli annuali per cui si diceva di "far S. Martino" cioè trasloccare approfittando proprio dei giorni un po' tiepidi.
Martino, figlio di un tribuno romano, nacque a Sabaria, in Pannonia (ai
confini dell’Ungheria con l’Austria), verso fra il 315 e 317. Suo padre
gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra.
A scuola Martino prese i primi contatti con i cristiani e, all'insaputa
dei genitori, si fece catecumeno e prese a frequentare con assiduità le
assemblee cristiane. Si narra che avesse appena dodici anni quando,
contro la volontà dei suoi genitori, che credevano negli dei di Roma, si
fece battezzare e divenne cristiano.
Nonostante ciò dovette diventare soldato e la leggenda si riferisce proprio a quel periodo.
Mentre era ancora soldato, in una grigia giornata d’autunno, mentre
usciva da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva,
Martino vide un povero vecchio, mezzo nudo e tremante per il freddo.
Preso da pietà sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne
diede la metà al povero per coprirsi e scaldarsi. Subito il sole spuntò
nel cielo proprio come in una calda giornata estiva.
Tutti conosciamo la frase ‘A San Martino ogni mosto diventa vino’, ma
perché si dice così? Perché la festività di San Martino cade l’11
novembre, nei giorni in cui si completa la raccolta dei frutti, il mosto
ribolle nei tini ed è prossima la svinatura .
Questo ricorda questa poesia...S. Martino di Giosuè Carducci
La nebbia a gl'irti colli Piovigginando sale, E sotto il maestraleUrla e biancheggia il mar; Ma per le vie del borgo Dal ribollir de' tini Va l'aspro odor de i vini L'anime a rallegrar. Gira su' ceppi accesi Lo spiedo scoppiettando: Sta il cacciator fischiando Su l'uscio a rimirar Tra le rossastre nubi Stormi d'uccelli neri, Com'esuli pensieri, Nel vespero migrar
Fred Buscaglione, nome d'arte di Ferdinando Buscaglione (nato a Torino il 23 Novembre 1921 e morto a Roma il 3 Febbraio 1960), è stato un cantante ed attore .
Ancora adolescente iniziò ad esibirsi nei locali notturni della città come cantante jazz.
Dopo la fine della guerra Buscaglione rientrò a Torino e ricominciò a
suonare, prima in orchestre di altri, poi fondando un proprio gruppo,
gli Asternovas.
Iniziò quindi una vita randagia fatta di spettacoli in locali notturni
di varie città d'Europa, talvolta anche di infimo ordine.
La sua discografia, nonostante la brevità della sua carriera, è folta. Nel 1956 incise numerosissime canzoni e in quello stesso anno uscirono i suoi primi 33 giri.
Eppure non fu facile per lui trovare una casa discografica che
accettasse di incidere quelle canzoni così trasgressive e inconsuete per
l'epoca.
Nel 1949 a Lugano in un cabaret conobbe un'artista magrebina, Fatima Ben Embarek, meglio conosciuta con il nome d'arte di Fatima Robin's, che si esibiva nello stesso locale come acrobata e contorsionista , nonostante il parere contrario del padre di lei , si sposarono nel 1953.
Fu un'unione burrascosa e passionale che però si concluse nel 1959.
Alla fine degli anni cinquanta Fred Buscaglione era uno degli uomini
di spettacolo più richiesti, e non solo come cantante. Egli era
dappertutto: nelle pubblicità, alla televisione e nei film, prima con
brevi apparizioni canore, poi in ruoli autonomi incarnando quasi sempre
la figura del simpatico spaccone.
La sua attività si faceva sempre più frenetica: girava due o tre film
contemporaneamente il mattino, registrava spettacoli televisivi nel
pomeriggio, incideva dischi la sera e cantava nei night la notte,
spostandosi a bordo di una vistosa auto americana, una Ford Thunderbird lilla che lui chiamava "Criminalmente bella", come una delle sue canzoni.
Buscaglione morì improvvisamente all'alba del 3 Febbraio 1960, a soli 38 anni, in un incidente d'auto, mentre rientrava all'hotel Rivoli dopo aver trascorso la notte esibendosi in un night di Roma. La sua Ford giunta ad un'incrocio nel quartiere Paioli, si scontrò con un camion carico di porfido.
Ai suoi funerali, svoltisi a Torino nella Chiesa di Santa Giulia, parteciparono decine di migliaia di persone tra cui molte celebrità della musica e dello spettacolo, da Johnny Dorelli, Gino Latilla e Wanda Osiris.
È sepolto nel Cimitero Monumentale di Torino.
molto conosciuta in cui si incita a vivere, ad aprire gli orizzonti, a cambiare idee contrapposta alla fissità, al rimanere nel proprio pacifico "nido".
una versione un po' inusuale
l'infinitodi Giacomo Leopardi
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e rimirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.