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mercoledì 25 gennaio 2012

Antichi mestieri : il maniscalco - la mascalcia


Il maniscalco, mestiere strettamente legato alla vita contadina, è scomparso dalla realtà economica dei nostri paesi e se ne conserva soltanto il ricordo, anche se esiste ancora, ma si è trasformato sia nel modo di lavorare che nell'essenza del lavoro.
Infatti all'epoca, esso non era solo colui che ferrava cavalli e buoi, ma era anche una persona che conosceva bene gli animali e non solo poteva operare ferrature che aiutavano il cavallo , ma al tempo stesso era una specie di veterinario, infatti a volte era l'addetto alla castratura e a risolvere problemi medici, infatti se il cavallo non mangiava era lui che pareggiava i denti oppure era sempre lui che lo tosava in estate e che con rimedi a volte empirici riusciva a risolvere piccoli e grandi problemi.
Era anche un buon conoscitore di cavalli, se questo era docile gli bastava tenerlo per le redini o per la cavezza, se invece era irascibile, gli metteva intorno al muso la mordacchia (turcemòsse) e la pastoia (pastore) alle zampe.
Il maniscalco poi poggiava la zampa del cavallo su uno sgabello o sulla propria gamba e con uno scalpello (tagghiature) gli toglieva le punte dei chiodi ribattuti sopra l'unghia, toglieva la muraglia dello zoccolo con l'incastro (rògne) e contemporaneamente provava a mettere sotto l'unghia il nuovo ferro. Quando si assicurava che la sua misura era ottimale, lo inchiodava prima con un chiodo centrale e dopo, man mano, con gli altri provvisoriamente.
Infine conficcava otto chiodi con il martello e con la tenaglia tagliava le punte lasciandone un po' per ribatterle sull'unghia, per fissare meglio lo zoccolo.
I suoi strumenti non erano molti.


L’arte della mascalcia termina intorno agli anni '50, quando le tecnologie hanno permesso di intraprendere strade senz’altro più moderne e all’avanguardia e forse più facili.
Pensiamo solo un attimo al fatto che i ferri rappresentavano un qualcosa di veramente importante tanto che erano marchiati in modo da identificarne la provenienza. La forgiatura è un’arte unica... Far combaciare perfettamente l’orlo plantare con la faccia superiore del ferro, appoggiato ancora rovente sul piede dell’animale, comporta un’operazione di grande ingegno. Non si può sbagliare o provocare scottature pericolose... Importante anche l’operazione a freddo (quasi l'unica usata attualmente) attraverso la quale era possibile fabbricare il ferro adatto all’animale senza poter intervenire successivamente. In questo caso l’abilità dell’uomo è tutto. Esiste tutto un mondo nuovo dietro a questi cultori del ferro... la loro arte si crea sulla pazienza e sull’ingegno.
Ricordo molto bene un maniscalco che ho conosciuto, col suo logoro grembiule di cuoio, il martello e i chiodi che teneva nell'angolo della bocca, un po' rozzo e sboccato, ma che riusciva a mettere in quadro un cavallo con gli zoccoli malati e con l'andatura "gobba", una figura passata alla storia.

7 commenti:

  1. Cara Adriana che bello vedere questo antico mestiere, mi ricordo che rimanevo incantato da bambino vedere quando con lunghi chiodi piantava il ferro nello zoccolo della mucca, mi nascondevo gli occhi pensando che poteva fargli del male.
    Grazie cara amica, buona notte.
    Tomaso

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    1. ricordo bene anch'io però solo sui cavalli, era davvero emozionante vedere questo lavoro.

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  2. Che belle le foto in bianco e nero, sono tue?
    Io lo vedo ogni tanto il maniscalco, perchè mia figlia frequenta un maneggio. Sono leggermente più moderni ora, ma il mestiere, in fondo, è rimasto quello.

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    1. anch'io l'ho visto al maneggio, ma è una cosa diversa.
      Magari fossero mie le foto, ma non sono nè così brava e neppure supportata da una buona tecnologia

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  3. Ciao! c'è un pensierino per te nel mio blog!
    A presto...Sibilla

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  4. emozionante é la rivisitazione di questo antico mestiere!!!

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  5. Antonio da Torino14 marzo 2013 15:57



    Questo antico mestiere.lo ricordo vagamente.
    Ma sempre con grande curiosità .

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