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martedì 3 gennaio 2012

un'altra poesia....stesso argomento



 Questa si riferisce a quando si accendevano i falò e i "vecchi" col fumo e le faville facevano le previsioni.

Se le faìve va al garbin
parécia el caro pa ‘ndare al mulin.
Se le faìve va a matina,
tol su el saco e va a farina.
Se le faìve va a sera,
la poenta impiega la caliera.



Pan e vìn
La pinza sotto el camin
Faive a ponente
Panoce gnente
Faive a Levante
Panoce tante
Fuive verso sera
Poenta pien caliera
Fuive verso mattina
Poenta molesina
Fuive a meodì
Poenta oltre al dì
Fun a bassa
Poenta pien cassa

Secondo la tradizione popolare il vento che trasporta con sé il fumo e le faville del falò indicherà come sarà il nuovo anno appena iniziato. È conoscenza popolare che il garbìn, vento vorticoso con direzione sud-ovest, annuncia la pioggia, essenziale per preparare i campi al prossimo raccolto, mentre il vento fùrlan, da nord-est, porta tempo asciutto, il terreno sarà quindi arido e porterà scarse messi.
Ed infine una ricetta:
 
Ricetta della tradission venessiana:

Impastare insieme mezzo Kg di farina gialla da polenta con 100gr di farina di frumento, 2 uova, 200gr di uvetta, 200gr di fichi secchi ridotti in pezzettini, una busta di lievito, una manciata di semi di finocchio, mezzo etto di strutto, un po’ di latte per bagnare la pasta (che dovrà risultare piuttosto tenera, dato che la farina gialla per cuocere ha bisogno di assorbire tanto liquido). Mettere il composto in una tortiera ben unta di burro e cuocere in forno a fuoco moderato. Far la prova de’l steccadente par controlar el punto de cotura; quando ch’el vignarà fora suto, vorà dir che la pinza la xe cota. Se la magna freda o tepida.

Ma si fa ancora la "pinza"?  Io la ricordo quando ero molto piccola che la faceva la mamma e poi un po' più grande che la mangiavo andando a fare gli auguri ad una zia (non gli auguri per la befana) e che non mi è mai piaciuta molto, ma era uno dei dolci che c'erano allora....

3 commenti:

  1. Cara Adriana, io ho vissuto quel periodo ed era veramente bello, da mi fratello Tiziano ha fatto un post molto bello con una foto dei nostri ricordi.
    Poesia incantevole sentita in dialetto è ancora più bella.
    Buona giornata cara amica.
    Tomaso

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  2. Mi ricordo che quand'ero piccola la pinza la vendeva ancora qualche panificio, qui a Venezia, e te la incartavano nella carta oleata. Ora non si vede più...

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  3. @ Tomaso-si forse erano tempi più duri e difficili, ma più gioiosi

    @ Dona- pensavo fosse ancora in uso , ma tutti i tempi cambiano

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