Sabbia bianca

lavoro del mare
nei secoli

Informazioni personali

domenica 26 febbraio 2012

per rimanere nei riti propiziatori....



C’era il “cantar le uova”,  un’usanza,  che ancora pochi anni addietro si poteva ammirare  sulle nostre colline. In casa una volta si è sempre cercato di consumarne poche. Meglio portarle al mercato e tramutarle in zoccoli, pane, vestiario per l’inverno. 
   Solo alla domenica si faceva eccezione e si usano le uova per le tagliatelle, dalle nostre parti, per i famosi e gustosissimi tajarin. Dopo Pasqua, quando il sacerdote veniva a benedire le case, donare  mezza dozzina di uova era il massimo del rispetto.   Nelle ultime domeniche di quaresima i giovani del paese giravano di casa in casa, accompagnati da qualche strumento musicale. Accanto a quelli classici e tipici della nostra zona, come il clarinetto e la fisarmonica, c’erano strumenti musicali improvvisati, come zufoli di legno o di canne, tamburi alla buona. Il canto era invece formato da strofe d’occasione, a volte improvvisate sul momento, ma sempre con un unico scopo: rivolgersi al buon cuore del vicino perché regalasse delle uova (o anche denaro).   A volte, il suonatore di mezzo portava un ramo, un pino, anticamente anche una croce di legno. Il canto era abbastanza chiaro dello scopo. E si incominciava subito con un:
O dene, dene d’j oeuv
ma d’la galin-a bianca,
i vostri ausin an diso
che chila l’é mai stanca.

Dateci, dateci un uovo
Ma della gallina bianca
I vostri vicini dicono
Che lei non è mai stanca.

   In certe zone, invece, prima di fare la richiesta si passava a strofe improvvisate di saluto e di complimento per la famiglia interpellata, dobbiamo notare che i cantori erano sempre gente del posto per cui ben conoscevano le persone e le famiglie alle quali rivolgevano la questua. Ad ogni caso, quindi, ecco la strofa apposita, per cui se c'era una zitella:
An custa casa quì
a j'é ancora na tota
restà da maridé
ma se la vardi ben
a smia na matota.

In questa casa qui
C’è ancora una signorina
Restata da sposare
Ma se la guardi bene
Sembra una tonta
   Ma il saluto per eccellenza veniva portato alla padrona di casa
Signora la madama
se chila an na da nent
preguma la Madona
ch'ai fassa casché i dent.

Signora padrona di casa
Se lei non ci da niente
Preghiamo la Madonna
Che le faccia cadere i denti

3 commenti:

  1. Cara Adriana, mi riporti indietro nella mia gioventù.
    Tomaso

    RispondiElimina
  2. Vero...una volta le uova erano soldi!! buon inizio settimana a Te...ciao

    RispondiElimina

coccole