Il mio viso

riflesso nello specchio
è il passato

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mercoledì 9 gennaio 2013

Anno nuovo, gioco vecchio...

ecco un nuovo indovina-libro...
E' un libro di avventura, di duelli e intrighi, di ingiustizie e d'amore...


...Questa forma strana, questa prigione sulla quale regnava un sì profondo terrore, questa fortezza che faceva da trecent'anni parte delle lugubri tradizioni, comparve ad un tratto innanzi a... che non pensava punto ad essa, e gli fece l'effetto che fa ad un condannato a morte la vista del patibolo.
"Ah, mio Dio!" gridò, "il Castello d'If! E che andiamo a fare là?"
Il gendarme sorrise.
"Ma non mi si condurrà là per esservi imprigionato..." continuò . "Il Castello d'If è una prigione di
Stato, destinata soltanto ai grandi colpevoli politici. Io non ho commesso alcun delitto. Ma, ditemi: vi sono forse dei giudici istruttori, dei magistrati qualunque al Castello d'If?"


...E prima che ... avesse pensato ad aprir bocca per rispondergli, prima che avesse veduto dove il carceriere avesse posto il pane, prima che si fosse reso conto del posto ove stava la brocca, prima che avesse voltato gli occhi verso l'angolo dove l'aspettava quella paglia destinata a servirgli da letto, il carceriere aveva preso la lanterna e chiudendo la porta aveva tolto al prigioniero quella luce incerta che gli aveva mostrato, come al chiarore di un lampo, le umide muraglie della sua prigione. Allora si trovò solo nelle tenebre e nel silenzio muto e tetro quanto le volte di cui egli sentiva il freddo agghiacciante abbassarsi sulla fronte che bruciava.
Quando i primi raggi del giorno ebbero ricondotto un poco di luce in quest'antro, il carceriere ritornò coll'ordine di lasciare il prigioniero dov'era.


...Ma dopo due o tre ore di lavoro, incontrò un ostacolo: il suo ferro non
intaccava più e scorreva sopra una superficie piana.Edmondo toccò l'ostacolo con la mano, e s'accorse che aveva raggiunto una trave. Questa trave attraversava o
piuttosto sbarrava del tutto il foro incominciato da Dantès. Ora bisognava scavare dal sotto in su. Il disgraziato giovane non aveva pensato a un simile ostacolo.
"Oh, mio Dio" esclamò, "avevo tanto pregato, che speravo mi aveste ascoltato...! Mio Dio, dopo aver perduto la libertà della mia vita... mio Dio, dopo avere smarrito la calma della mente... mio Dio, dopo avermi richiamato all'esistenza... mio Dio, abbiate pietà di me, non mi lasciate morir disperato!..."
"Chi parla di Dio e di disperazione nello stesso tempo?" articolò una voce che sembrava venire di sottoterra e che, attenuata dall'opacità, giungeva a Edmondo con accento sepolcrale.
Edmondo sentì drizzarsi i capelli sulla testa, indietreggiò cadendo in ginocchio.
"Ah" mormorò, "finalmente sento parlare un uomo!


 ...Si gettò indietro mentre un ammasso di terra e di rottami precipitò nel foro che veniva ad aprirsi sotto lo scavo da lui fatto. Allora, dal fondo di questo foro oscuro, e di cui non si poteva misurare la profondità, vide apparire una testa, poi due spalle e finalmente un uomo tutto intero che uscì con molta agilità.
 Edmondo ricevette fra le braccia il nuovo amico aspettato da tanto e con tanta impazienza, e lo tirò verso la finestra, affinché quel poco di luce che penetrava nel carcere potesse illuminarlo.
Era un personaggio di piccola statura, coi capelli incanutiti piuttosto dai pensieri che dall'età, cogli occhi penetranti, nascosti sotto folti sopraccigli grigi, colla barba ancor nera che gli discendeva fino a metà del petto: la magrezza del viso, solcato da profonde rughe, le forti linee della sua fisonomia, svelavano un uomo più atto ad esercitare le sue facoltà morali che le forze fisiche. La fronte era coperta di sudore. Quanto alle vesti era impossibile distinguerne la forma primitiva poiché cadevano a brandelli.


...E senza aspettare il tempo di pentirsi di questa decisione, senza pensarci oltre per timore di distruggere questa disperata risoluzione, si chinò sopra il macabro sacco, l'aprì col coltello fatto da Faria, levò il cadavere dal sacco,lo trascinò nella propria cella, lo depose sul suo letto, gli pose in capo quel pezzo di tela di cui usava coprirsi, baciò un'ultima volta quella fronte agghiacciata, provò nuovamente a chiudere quegli occhi ribelli che continuavano a rimanere aperti, voltò la testa dalla parte del muro, affinché il carceriere, portando il cibo della sera, potesse credere che dormisse, cosa che non di rado accadeva, rientrò nel sotterraneo, tirò a sé il letto contro la muraglia, giunse nell'altra stanza, prese dal nascondiglio l'ago e il filo, si levò i suoi cenci affinché sotto la tela
sentissero le carni nude, si adattò dentro al sacco, si pose nella stessa situazione in cui era il cadavere, e richiuse il sacco con una cucitura per di dentro.


...E nello stesso tempo si sentì slanciato in un enorme vuoto, traversando lo spazio come un uccello ferito, e cadendo, sempre con uno spavento che gli agghiacciava il cuore.
Quantunque tirato in basso da qualche cosa di pesante che precipitava ancora più il suo rapido volo, gli sembrò che questa caduta durasse un secolo.
Finalmente con un tonfo spaventoso, entrò come un dardo in un'acqua gelida, che gli fece gettare un grido,soffocato nel medesimo istante dell'immersione. Dantès era stato lanciato in mare e veniva affondato da una grossa pietra attaccata ai piedi.
Il mare è il cimitero del Castello d'If...


 Insieme all'indovinello vi lascio anche un'altra poesia...

 


 Uno sbattere di ciglia
ed è la nascita,
la nascita di una lacrima,
minuscola, rotonda,
non vorrebbe staccarsi
dal ciglio,
ma poi,
piano piano
scivola sulla pelle,
salata e scintillante.
Vive la sua 
brevissima vita.
Sulla guancia,
tra anfratti 
di piccole rughe,
seguendo 
una delle vie
già precedentemente percorse
da altre lacrime
per poi esalare
l'ultimo umidore
nella piega delle labbra,
lasciando di sè
...un vago sapore di mare.

by Adriana


 



4 commenti:

  1. Cara Adriana tra il racconto e la lacrima di Bobby Solo, io ti lascio la buona notte.
    Tomaso

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  2. Ciao Adriana...grazie per essere passata da me...ritorna quando vuoi a leggere e se ti fa piacere mi piacerebbe leggere altre tue impressioni....
    Ho il tempo di leggere solo la poesia....
    bella, intima e ...quanto ci si può racchiudere in quella lacrima!...può essere la metafora di qualsiasi "esistenza"
    Ciao e a rileggerci presto....ah anch'io abito a Torino.

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  3. Dumas, il Conte di Montecristo. Mia cara vorrei poter asciugare anche una sola di quelle lacrime. Ciao Paola Bucarelli

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    1. Bravissima...grazie del pensiero e auguri ancora

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coccole...