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mercoledì 29 maggio 2013

diciotto anni




Il Sessantotto (o movimento del Sessantotto) è il fenomeno culturale avvenuto nel 1968 nel quale grandi movimenti di massa socialmente disomogenei (operai e studenti) e formati per aggregazione spesso spontanea, attraversarono quasi tutti i Paesi del mondo con la loro carica di contestazione e sembrarono far vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale della società.
La presenza di giovani operai a fianco degli studenti fu la caratteristica anche del Sessantotto italiano, il più intenso e ampio tra tutti quelli dell'Europa occidentale assieme a quello francese. In Italia la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulato negli anni precedenti, dovuto al fatto che il cosiddetto boom economico aveva giovato perlopiù alla borghesia e non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale ed economico delle classi meno abbienti.
L'esplosione degli scioperi degli operai in fabbrica si saldò con il movimento degli studenti che contestavano i contenuti arretrati e parziali dell'istruzione e rivendicavano l'estensione del diritto allo studio anche ai giovani di condizione economica disagiata, i prodromi di quello che diverrà il sessantotto inizieranno a palesarsi nel 1966. La contestazione fu attuata con forme di protesta fino ad allora sconosciute: vennero occupate scuole e università e vennero organizzate manifestazioni che in molti casi portarono scontri con la polizia.


Questo era il periodo, il 68, contestazioni violente che formarono un'intera classe sociale, operai e studenti quasi uniti ottennero grandi risultati anche se con uno spreco di violenza che mise in crisi tutta la città di Torino.

Ma non voglio parlare di questo...quel periodo fu il mio affacciarmi alla vita, il rendermi conto che crescevo, la contestazione fu vissuta ..ai bordi del fenomeno, prima perchè frequentavo un'istituto scolastico privato e clericale che non permetteva alcunchè  e poi perchè non frequentavo e non avevo un'appartenenza politica.
Può sembrare anacronistico , ma per me fu un periodo pieno di sogni più che di contestazioni, anche se la frequenza scolastica, che in fondo non mi dispiaceva, mi portò ad una rottura con la religione e per conseguenza con una maggior problematica famigliare (la libertà di seguire il mio pensiero e di affermare ciò in cui non credevo più).
Nonostante ciò scrivevo poesie, con qualche bella soddisfazione : pubblicazione su vari giornalini (niente di grandioso, ma per me era molto) , lettura nel contesto di feste scolastiche e soprattutto soddisfazione mia personale.
Mi sentivo grande, mi sentivo pronta alla vita, pronta per scegliere la mia strada, pronta a realizzare i miei desideri, ma il futuro non mi aiutò a realizzarli.

Ho scritto anche poesie contestatarie, ma voglio lasciare un ricordo...
Ricordo di nonno

Solo un anno fa
trascinavi
col tuo passo lento
e un po' strascinato
il tuo corpo
appesantito dagli anni.
La tua testa
era più bianca della neve,
il tuo viso
un capolavoro di piccole rughe.
Ma nei tuoi occhi azzurri
offuscati dalla rassegnazione
brillava ancora
un guizzo di giovinezza
quando guardavi noi.
Ora non sei più qui,
ora una lapide nera
ricopre il tuo corpo,
la tua voce
un po' tremula
non la sentiremo più.
La tua vita faticosa
è finita,
ma là nella cucina, 
la sedia nell'angolo
ci ricorderà sempre te.

Ps : la sedia che è stata usata negli ultimi tempi anche da mia madre è qui accanto a me.


martedì 28 maggio 2013

Little Tony

ROMA - E' morto Little Tony. Il cantante aveva 72 anni e da tempo era malato di tumore. Si è spento nella clinica Villa Margherita di Roma, dove era ricoverato da tre mesi. I funerali si svolgeranno giovedì presso la chiesa del Divino Amore. 

Antonio Ciacci, questo il vero nome di Little Tony, è stato uno degli artisti più celebri della musica leggera italiana, fra i primi a rinterpretare, in chiave italiana, il rock'n'roll, passione che gli fece conquistare l'appellativo di "elvis Presley italiano". Portò al successo canzoni come Riderà e Cuore Matto. Gli inizi giovanissimo, grazie a una famiglia di musicisti: il padre, cantante e fisarmonicista, uno zio chitarrista e due fratelli, Enrico e Alberto, rispettivamente chitarrista e bassista. La gavetta nei paesi dei Castelli Romani, nelle balere e nei teatri d'avanspettacolo.




Era il mio cantante preferito quando ero ragazza, ho fatto tanti sogni sulle sue canzoni, mi piace ricordarlo così...









sabato 25 maggio 2013

1966...

Il tempo passa in modo lento e abbastanza uguale, frequento le medie (si chiamavano medie sperimentali...sperimentali di cosa non so), era appena entrata in vigore la nuova Scuola Media Unica in cui si faceva ancora Latino (la mia materia odiata).


Erano contemplate anche materie come : Applicazioni tecniche (che venivano fatte divise tra maschi e femmine, i primi facevano lavori di traforo, piccoli progetti e altri lavori manuali, le ragazze i lavori femminili in particolare ricamo e cucito), Educazione artistica (che non era solo disegno, ma calligrafia, disegno tecnico e libero , lavori con la creta ), una lingua (quasi sempre francese).



Incominciava il periodo del boom economico, dei cambiamenti, dei movimenti studenteschi, la moda importava dall'estero minigonne e pantaloni a zampa d'elefante, ma io ero davanti ad una scelta che avrebbe influenzato tutta la mia vita.
Stavo per finire le scuole medie e dovevo quindi (dovevo si fa per dire) decidere cosa fare per il mio futuro.
Veramente in quegli anni  io avevo incominciato ad apprezzare tante cose che mi facevano desiderare una certa scelta, avevo scoperto che mi piaceva scrivere, mi piaceva disegnare e dipingere e vedevo già la mia vita futura in un certo modo.
Ricordo che raccontai in un tema come mi vedevo da "grande" ed il mio sogno-desiderio era questo:
"vivevo a Venezia in una calle, da sola senza amori, facevo la scrittrice, meglio ancora la poetessa, ero discretamente famosa e vivevo ammantata da quel certo fascino che hanno gli artisti".
Niente di più falso : avrei voluto frequentare il Liceo artistico (ma il prof. di disegno disse ai miei genitori che così non avrei mai potuto trovare lavoro e inoltre non era una scelta per una ragazza), ero stata già scoraggiata (come ho raccontato ) a scrivere (anche se io incominciai proprio in quel periodo a scrivere poesie ), una cosa inutile!!
I miei, specie mio padre che faceva il muratore era da sempre che mi suggeriva di frequentare le Magistrali in previsione di una possibilità di miglioramento e di lavoro più adatto ad una donna.
Come ho raccontato anch'io avevo una propensione per fare la maestra (lo facevo da sempre con le bambole), ma in quel periodo di crescita i miei orizzonti si erano aperti e avrei voluto un futuro più creativo, un futuro fatto di "poesia", di arte, di sogni, di...
Indovinate un po' chi vinse ? Mi iscrissero alla Scuola Magistrale, un po' però l'ebbi vinta anch'io perchè diventai Maestra, ma d'asilo!

Intanto ecco la mia prima poesia o almeno quella che ho recuperato scritta  nel lontano 1966, molto ingenua e struggente

Il tempo

Giornate,
settimane.
mesi si susseguono
in un carosello.
Giorni e ore,
tempo infinito,
alba e tramonto,
giorno e notte,
caldo e freddo,
sensazioni che cambiano, ma
la vita non muta.

Il sole si leva
e tramonta,
la pioggia bagna,
il vento asciuga, ma
niente può aiutare a vivere,
l'aurora splendente,
l'alba lucente,
il sole ardente
a nulla mi serviranno
se non imparo ad amare.

L'amore? Cosa ne sapevo dell'amore? Avevo appena fatto capolino nella vita vera, avevo avuto il primo bacio (di cui devo dire ho un brutto ricordo...una cosa umidiccia che mi aveva lasciato un po' di disgusto), ma l'amore....questa è un'altra storia!


venerdì 24 maggio 2013

ho ricevuto questo...



che mi ha fatto molto piacere e di cui ringrazio tutti i miei lettori.

Aggiungo anche una canzone , che fa parte del mio passato, di cui l'autore è mancato ieri, che rappresenta un po' i desideri di quand'ero giovane.


Georges Moustaki - Lo straniero -  Le mèteque

Con questa faccia da straniero sono soltanto un uomo vero
anche se a voi non sembrerà.
Ho gli occhi chiari come il mare capaci solo di sognare
mentre ormai non sogno più.
Metà pirata metà artista un vagabondo un musicista
che ruba quasi quanto dà
con questa bocca che berrà a ogni fontana che vedrà
e forse mai si fermerà.
Con questa faccia da straniero ho attraversato la mia vita
senza sapere dove andar
e' stato il sole dell'estate e mille donne innamorate
a maturare la mia età.
Ho fatto male a viso aperto e qualche volta ho anche sofferto
senza però piangere mai
e la mia anima si sa in purgatorio finirà
salvo un miracolo oramai.
Con questa faccia da straniero sopra una nave abbandonata
sono arrivato fino a te
adesso tu sei prigioniera di questa splendida chimera
di questo amore senza età.
Sarai regina e regnerai, le cose che tu sognerai diventeranno realtà
il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.
Sarai regina e regnerai, le cose che tu sognerai diventeranno realtà
il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.
Il nostro amore durerà per una breve eternità una breve storia
finché la morte non verrà.

Qui una breve biografia.

giovedì 23 maggio 2013

avevo 10 anni...

ma l'ambiente attorno non era cambiato molto.
Il mio quartiere era così...


ma anche così


ma anche così.

Avevo 10 anni, erano gli inizi degli anni '60, andavo a scuola a piedi , per sentieri di terra che con la pioggia diventavano canali, eppure era un quartiere nuovo, era una delle tante periferie di Torino, che ora non si riconoscono più tanto si sono integrati con la città.
Allora si andava a scuola da soli, in gruppi, avevo cambiato scuola, che nelle prime classi era in un prefabbricato  ora una scuola vera , in muratura col riscaldamento.
Ricordo che non vi erano molti negozi attorno, ma per arrivare a scuola si passava davanti ad un panettiere...un profumo di pane fresco aleggiava per ore e ore (difficile da spiegare il tipo di profumo, è unico, bisogna sentirlo ed ora è...estinto) e poi quella bottega : l'antro delle meraviglie!
Mensole piene del pane di ogni tipo, e su un lato vi erano le latte che contenevano i biscotti, già perchè erano tutti sfusi, non in pacchetti, i miei preferiti erano i "wafer", erano avvolti nella carta velina, incrociati a strati, vaniglia e nocciola, poi quei biscottoni da inzuppare nel latte e poi, sul banco , le mitiche "pesche"con l'alkermess, rotolate nello zucchero e unite da un filo di marmellata.



Purtroppo le visite in panetteria non erano sempre proficue, i soldini erano pochi e raramente si poteva affondare i denti in quelle squisitezze, anche se io ero fortunata che spesso avevo una fettina di torta ,rimasta dalla domenica.
Ma quelle rare volte in cui si usciva con il "magico " sacchetto bianco in mano, era una festa, attorniati dai bambini che sbirciavano la golosità e che imploravano con gli occhi (non si era maleducati da chiedere) un pezzetto, ci si sentiva...felici!
Nella parte più interna del negozio c'era lo scaffale del cioccolato e che cioccolato!! Nero, pieno di nocciole , alto e duro che serviva il martello per romperlo e che si sgranocchiava, che dico, forse si succhiava consumandolo a poco a poco, con parsimonia.
forse si noterà che sono sempre stata golosa!

La vita non era molto cambiata : andavo a scuola, studiavo e giocavo nel verde attorno con le amichette che avevo. Del resto non c'era molto altro da fare, il quartiere era ancora in formazione , le strade erano poche e le attività ancora meno, a me non importava poi molto, ma per gli adulti doveva essere un po' difficile.
Si giocava a i "vecchi" giochi : saltare la corda, i quattro cantoni (alberi), alla "campana" (quella che si disegnava per terra con un gessetto...trafugato a scuola), mosca cieca, le belle statuine...insomma quando si poteva si era sempre fuori casa, senza paura di prendere il raffreddore, sbucciandoci le ginocchia nei vari "incidenti", e poi gli amici si andavano a chiamare a casa perchè mica c'era il telefono e magari la mamma (l'altra) ci dava pure merenda che era pane e marmellata, pane e burro, pane e ...qualcosa.
Non avevamo l'orologio, ma sapevamo quando era ora di rientrare, al limite la mamma ci urlava dalla finestra se eravamo in vista.
Quando faceva freddo freddo che non si poteva proprio stare fuori, allora il mio gioco preferito era...giocare alla maestra.
All'epoca le mie bambole ammontavano a 2, le sedevo davanti a me, preparavo loro piccoli quaderni con fogli di recupero, su cui scrivevo compiti e lezioni primariamente spiegati che poi correggevo diligentemente, facevo errori da correggere, disegnini e passavo le ore.
Poi...ho continuato a crescere ed ho iniziato le medie e un'altra vita mi si è aperta davanti...




martedì 21 maggio 2013

Una vita a puntate o le puntate di una vita?

Io sono nata in quella casa(sopra) poi sono cresciuta...
Sono nata in una casa che ora non c'è più, in un piccolo paese del Veneto , prima di me nacque una sorella (morta da neonata) e un fratello.

Sono cresciuta a Torino, dove vivo tuttora, in un quartiere di periferia che allora era circondato da prati e dove si cresceva quasi nella campagna.

Ho visto le lucciole gareggiare con le stelle per illuminare le sere di giugno in mezzo al grano appena tagliato, mi sono rotolata tra le balle di fieno, ho sentito l'odore dell'erba appena tagliata e con gli occhi verso il cielo ho dato nomi e forme alle nuvole lasciandole allontanare spinte dal vento, ho accarezzato gli agnelli appena nati e ho visto le loro madri tosate, ho giocato coi gatti randagi e con altri bimbi liberi e gai come me.
Ho visto la neve cadere, la vera neve, soffice e pulita, metri di neve, allora l'inverno era "vero" inverno, l'ho mangiata come un gelato, era fresca e pulita, ho visto la pioggia primaverile far sbocciare i fiori e far tornare le rondini nel cielo, ho toccato la rugiada sulle foglie e ho "imparato" ad aver paura dei ragni.
Ho vissuto in una famiglia che non aveva molto di più del necessario, ma sono vissuta felice e senza pensieri, ho imparato a fare le torte che la mamma faceva ogni domenica, ho imparato a fare i vestiti alla bambole ed era facile perchè era una sola, ho portato i vestiti che mia mamma cuciva e ho giocato a fare la maestra.

Intanto crescevo ed incominciavo ad andare a scuola e la scuola era da subito una cosa seria, non si faceva per scherzo, neanche la prima elementare, allora c'erano le punizioni (bacchettate sulle dita e nessuno si sognava di lamentarsi a casa) e c'erano le medaglie di carta, il bidello passava a riempire i calamai e si scriveva col pennino...che fatica tener le pagine pulite senza macchie d'inchiostro!

questo era il mio preferito


Però la prima non la ricordo tanto bene : so che avevo il grembiule bianco con il fiocco celeste e che dopo la novità dell'inizio , mi pesavano un po'tutte quelle ore in quei banchi scomodi e duri e poi in classe c'era la stufa e d'inverno era freddo e stavamo con le maglie e le dita gelide.

la classe era così ma con la lavagna attaccata al muro

Avevamo una sola maestra che insegnava tutte le materie, le cartelle erano dure e pesanti e naturalmente eredità dei fratelli maggiori, uscivamo da scuola sempre con le dita piene di macchie che non andavano via neanche strofinate, la penna biro (la bic) arrivò alle medie dopo la penna stilografica.
io ebbi un'Auretta più o meno così



La penna "bic" fu messa in produzione da un barone di origini italiane, Marcel Bich che usò il diminutivo del suo nome (anche perchè con l'h in inglese era un termine sconveniente -cagna o sgualdrina-), l'invenzione però fu dovuta a certo Làszlò Jòzsef Bìrò , ungherese che morì in povertà mentre il barone divenne l'icona del consumismo e dell'usa e getta...ma questa è un'altra storia.

domenica 19 maggio 2013

solo qualche canzone....



Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra una stella
Sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla tua porta
Bianco come la luna il suo cappello
come l'amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue un aquilone
E c'era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c'era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose le sue mani suoi tuoi fianchi
Furono baci e furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle
Dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent'anni ancora alla tua porta
Questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose
E come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose.




E te ne vai, Maria, fra l'altra gente 
che si raccoglie intorno al tuo passare, 
siepe di sguardi che non fanno male 
nella stagione di essere madre. 

Sai che fra un'ora forse piangerai 
poi la tua mano nasconderà un sorriso: 
gioia e dolore hanno il confine incerto 
nella stagione che illumina il viso. 

Ave Maria, adesso che sei donna, 
ave alle donne come te, Maria, 
femmine un giorno per un nuovo amore 
povero o ricco, umile o Messia. 

Femmine un giorno e poi madri per sempre 
nella stagione che stagioni non sente.





Stelle, già dal tramonto, 
si contendono il cielo a frotte, 
luci meticolose 
nell'insegnarti la notte. 

Un asino dai passi uguali, 
compagno del tuo ritorno, 
scandisce la distanza 
lungo il morire del giorno. 

Ai tuoi occhi, il deserto, 
una distesa di segatura, 
minuscoli frammenti 
della fatica della natura. 

Gli uomini della sabbia 
hanno profili da assassini, 
rinchiusi nei silenzi 
d'una prigione senza confini. 

Odore di Gerusalemme, 
la tua mano accarezza il disegno 
d'una bambola magra, 
intagliata del legno. 

"La vestirai, Maria, 
ritornerai a quei giochi 
lasciati quando i tuoi anni 
erano così pochi." 

E lei volò fra le tue braccia 
come una rondine, 
e le sue dita come lacrime, 
dal tuo ciglio alla gola, 
suggerivano al viso, 
una volta ignorato, 
la tenerezza d'un sorriso, 
un affetto quasi implorato. 

E lo stupore nei tuoi occhi 
salì dalle tue mani 
che vuote intorno alle sue spalle, 
si colmarono ai fianchi 
della forma precisa 
d'una vita recente, 
di quel segreto che si svela 
quando lievita il ventre. 

E a te, che cercavi il motivo 
d'un inganno inespresso dal volto, 
lei propose l'inquieto ricordo 
fra i resti d'un sogno raccolto. 

sabato 18 maggio 2013

...



Tutti bravissimi nell'indovinare il libro, chi non ha sognato un po' leggendolo?
Hanno fatto tantissimi film, telefilm, riedizioni del libro  e tanto altro.



Questa è la versione che più mi è piaciuta.



I tre moschettieri protagonisti del romanzo vengono presentati con dei soprannomi e sempre nominati con questi. Forse per renderli più fascinosi Dumas li dotò di pseudonimi, utilizzando i loro veri nomi solo in parte, e ritagliò precisi peculiarità caratteriali per ognuno di loro.
Athos: il più ammirato dei tre moschettieri, prima di divenire moschettiere era semplicemente il conte de la Fère e, udite-udite marito di Milady!
Porthos: di cui si conoscerà il solo “cognome” che è du Bracieux,  è il più alla mano dei tre è il più forte dei moschettieri forse anche perché è quello che tiene maggiormente al proprio onore.
Aramis: apparentemente prete mancato, conoscitore della lingua latina, poeta e amante, indossa la divisa da moschettiere solo temporaneamente.