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venerdì 25 aprile 2014

La bicicletta...

Vi ho raccontato come si passava Pasquetta negli anni '60, le scampagnate in bicicletta...io ancora non la possedevo, ma avevo già imparato.
E no...niente rotelle o biciclette piccole da bimbi, non andava così.
Mio padre possedeva una Legnano, più o meno così



avrà pesato 20 kg, forse no, ma a me pareva di si, avevo7-8 anni e appena la lasciava incustodita la "rubavo per imparare...Non era facile, anche perchè non arrivando alla sella dovevo pedalare facendo passare la gamba sotto il tubo sbilanciando tutta la bicicletta, non solo, ma la patenza avveniva  spingendo la bicicletta a mano e poi salendo sui pedali (cosa non facile), avevo sempre le ginocchia sbucciate, ma non ci facevo caso (tanto la mamma me le medicava senza preoccuparsi o sgridarmi più di tanto), le strade, chiamiamole così , erano viottoli di campagna, in sterrato e pieni di buche e non aiutavano certo, ma a poco a poco imparai.
Verso i 12 anni un Natale nella letterina chiesi la bicicletta...scherzo...non ci credevo già più...ma dovettero passare altri mesi perchè mio padre me la comprasse, ricordo ancora che andammo a Porta Palazzo cercando fra le molte quella più accessibile come spesa.
Era più o meno come questa

 

naturalmente era usata , ma in buono stato , azzurra , che usai subito per tornare a casa .
Una conquista e l'appagamento di un desiderio che è rimasto nei miei ricordi.
Su questa bici ho imparato a pedalare ...dalla sella, ho imparato un nuovo equilibrio, ho imparato a frenare con i freni (non con i piedi) e un giorno buttandomi giù da una discesa velocissima (che se fossi caduta mi sarei ammazzata) imparai ad andare senza mani, ricordo ancora l'emozione dell'aria tra i capelli e dell'ebbrezza della velocità!!
Fummo compagne di corse e di cadute (tante) , di pomeriggi passati in campagna a correre e suonare allegramente il campanello, una gioia ingenua e genuina.
Passarono gli anni e io diventai proprietaria di una Graziella pieghevole rosa confetto, ma l'altra ( di cui non ricordo il nome , ma che ho ancora) mi è rimasta nel cuore.




5 commenti:

  1. ciao Adry
    tenerissimo racconto di un vissuto simile al mio...mio padre aveva anche un negozio di bici, me ne regalò una "nuova" quando capì che avevo raggiunto l'altezza adulta. Prima mi dava un'usata man mano che crescevo.
    Quando mi diede la nuova avevo anche io dodici anni. Piccolo dettaglio : la prestava alle clienti che lasciavano la loro ad aggiustare in officina....ai miei 18 anni mi regalò una graziella rossa...quella fu veramente la "mia"...grazie

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  2. Che belli questi tuoi ricordi Adry..profumano tutti di grande poesia!
    Bacio serale!

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  3. Mi piacciono i tuoi ricordi, mi piace tutto quello che in qualche modo mi "porta" in un passato dove non cerano le comodità che ci sono adesso ma era molto più felice.
    Un abbraccio
    Xavier

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  4. Ciao Adriana, riferendomi al post precedente devo dire che ancora oggi esiste la tradizione della gita di Pasquetta, anche se con altri mezzi. Me ne ricordo una sulle rive del Tagliamento dove abbiamo preparato una frittata di cento uova con dentro, tagliati a fette, cinque salami. Altri tempi.
    Io ho imparato ad andare in bici molto presto perché mia madre portava me e mio fratello a pedalare ai Giardini Papadopoli (vicino Piazzale Roma) dove c'era uno che le noleggiava. Mia madre si sedeva su una panchina con sua sorella e tra una "ciacola" ed un'altra lavoravano ai ferri preparando sciarpe e maglioni da lana. Forse è da qui che è nata la famosa berzelletta. Un bambino in bici continua a passare davanti la madre. Alla prima volta grida: "Guarda mamma, con una sola mano!", alla seconda: "Mamma, riesco ad andare senza le mani" ed alla terza "Mamma, guarda, senza denti".
    Questo per dirti che il tuo post mi ha permesso di ricordare la mia fanciullezza e che lo trovo ben fatto. Un amichevole abbraccio.

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  5. Grazie Adriana per questi tuoi ricordi condivisi che, vuoi per la contemporaneità del periodo, vuoi per abitudini comuni, fanno rivivere anche i miei ricordi.

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