Sabbia bianca

lavoro del mare
nei secoli

Informazioni personali

mercoledì 30 aprile 2014

un'altro po' di nostalgia...



Salvatore Adamo    - Una ciocca di capelli
In fondo al mio solaio
in un vecchio cassetto
tempo fa ritrovai
un povero amoretto

Lui se n'era fuggito
non so più il perché
l'avevo dimenticato
da tanto tempo già

In una carta ingiallita
ricoperta di polvere
un oggetto sbiadito
riposava solitario

Era venuto a morire
in questo quadro antico
era venuto a morire
lasciando per reliquia

Una ciocca di capelli
che lei mi aveva dato
una ciocca di capelli
che un dì accarezzavo

Una ciocca di capelli
che veniva a risuscitare
il sogno di un tempo felice
il dolce miraggio di un estate

Sentivo la mia memoria
pronta a raccontarmi tutto
ma conoscevo già la storia
ho preferito sognare

Quel giorno la com'è strano
ho creduto nelle fate
ma mi tocco un angelo
e mi sono svegliato

Con una ciocca di capelli
che lei mi aveva dato
una ciocca di capelli
che un dì accarezzavo… 




Salvatore Adamo    - Affida una lacrima al vento
Affida una lacrima al vento
e fa che la porti da me
il vento mi ha detto sta attento
la tua bella non pensa più a te.

Affida una lacrima al vento
e nel cielo per me brillerà
e con una pioggia d'argento
il tuo amor mi riporterà.

Il vento non mi vuol più parlar di te
piange però non mi vuol dir perché
ma indovino tristi cose
scritte con le spine delle rose.

Affida una lacrima al vento
vedrai che di gioia ballerà
da te volerà e in momento
dei miei baci ti coprirà.

Affida una lacrima al vento
e nel deserto un fiore spunterà
sarà un miraggio lo sento
ma sarà bello e ci credo già.

Affida una lacrima al vento
e fa che la porti da me
il vento mi ha detto sta attento
la tua bella non pensa più a te.

La tua bella non pensa più a te
la tua bella non pensa più a te

lunedì 28 aprile 2014

una canzone nostalgica del ...1966



Salvatore Adamo     -   AMO

Amo il vento che ci stuzzica
quando gioca fra i tuoi capelli
quando tu ti fai ballerina
per seguirlo con passi graziosi.

Amo quando corri radiosa
per gettarti nelle mie braccia
quando ti fai piccola piccola
per sedere sulle mie ginocchia.

Amo il sole che tramonta
quando si sdraia lentamente
ma amo sperare credulo
che per noi si infuocherebbe.

Amo la tua mano che mi rassicura
quando mi perdo in fondo al buio
e la tua voce ha il mormorio
della sorgente della speranza.

Amo quando gli occhi tuoi di bruma
mi ammantano con la tua dolcezza
e come su di un cuscino di piume
la mia fronte si posa sul tuo cuore

E la sua canzone "dannata"...



Inch'allah



Ho visto l'oriente nel suo scrigno
con la luna per bandiera
ed intendevo in qualche verso
cantare al mondo il suo splendore

Ma quando ho visto Gerusalemme
piccolo fiore sulla roccia
ho sentito come un requiem
quando a parlargli mi inchinai

E mentre tu bianca chiesetta
sussurri pace sulla terra
si strappa il cielo come un velo
scoprendo un popolo che piange

La strada porta alla fontana
vorresti riempire il tuo secchio
meglio fermarti Mar?a Maddalena
oggi il tuo corpo non vale l'acqua
Inch'Allah Inch'Allah
se Dio vuole Inch'Allah

L'ulivo piange la sua ombra
sua dolce sposa dolce amica
che riposa sulle rovine
prigioniera in terra nemica

Sul filo spinato con amore
la farfalla ammira la rosa
la gente cos? scervellata
che la ripudia se mai posa

Dio del inferno Dio del cielo
tu che governi tutto il mondo
su questa terra d'Israele
ci sono bimbi che tremano
Inch'Allah Inch'Allah
se Dio vuole Inch'Allah

Le donne cadono sotto il tuono
domani il sangue sar? lavato
la strada e fatta di coraggio
una donna per una pietra

Ma s? ho visto Gerusalemme
piccolo fiore sulla roccia
e sento sempre come un requiem
quando a parlagli mi ritrovo

Requiem per sei milioni d'anime
che non hanno mausoleo di marmo
e che malgrado la sabbia infame
hanno fatto crescere sei milioni d'alberi
Inch'Allah Inch'Allah
se Dio vuole Inch'Allah

venerdì 25 aprile 2014

La bicicletta...

Vi ho raccontato come si passava Pasquetta negli anni '60, le scampagnate in bicicletta...io ancora non la possedevo, ma avevo già imparato.
E no...niente rotelle o biciclette piccole da bimbi, non andava così.
Mio padre possedeva una Legnano, più o meno così



avrà pesato 20 kg, forse no, ma a me pareva di si, avevo7-8 anni e appena la lasciava incustodita la "rubavo per imparare...Non era facile, anche perchè non arrivando alla sella dovevo pedalare facendo passare la gamba sotto il tubo sbilanciando tutta la bicicletta, non solo, ma la patenza avveniva  spingendo la bicicletta a mano e poi salendo sui pedali (cosa non facile), avevo sempre le ginocchia sbucciate, ma non ci facevo caso (tanto la mamma me le medicava senza preoccuparsi o sgridarmi più di tanto), le strade, chiamiamole così , erano viottoli di campagna, in sterrato e pieni di buche e non aiutavano certo, ma a poco a poco imparai.
Verso i 12 anni un Natale nella letterina chiesi la bicicletta...scherzo...non ci credevo già più...ma dovettero passare altri mesi perchè mio padre me la comprasse, ricordo ancora che andammo a Porta Palazzo cercando fra le molte quella più accessibile come spesa.
Era più o meno come questa

 

naturalmente era usata , ma in buono stato , azzurra , che usai subito per tornare a casa .
Una conquista e l'appagamento di un desiderio che è rimasto nei miei ricordi.
Su questa bici ho imparato a pedalare ...dalla sella, ho imparato un nuovo equilibrio, ho imparato a frenare con i freni (non con i piedi) e un giorno buttandomi giù da una discesa velocissima (che se fossi caduta mi sarei ammazzata) imparai ad andare senza mani, ricordo ancora l'emozione dell'aria tra i capelli e dell'ebbrezza della velocità!!
Fummo compagne di corse e di cadute (tante) , di pomeriggi passati in campagna a correre e suonare allegramente il campanello, una gioia ingenua e genuina.
Passarono gli anni e io diventai proprietaria di una Graziella pieghevole rosa confetto, ma l'altra ( di cui non ricordo il nome , ma che ho ancora) mi è rimasta nel cuore.




lunedì 21 aprile 2014

Noi... negli anni '60 il giorno di Pasquetta

lo trascorrevamo così...



Se la Pasqua era un giorno dedicato alla religione, il giorno dopo era pagano perchè riportava alla natura e ai riti della primavera.
Ci si alza presto e pieni di aspettative, si era aspettato un anno... i compiti erano divisi tra maschi e femmine, mentre le donne (e le bambine) preparavano le vettovaglie, i maschi (e i bambini) controllavano i mezzi di trasporto : le biciclette.
Io aiutavo la mamma a preparare il cibo (avanzi riciclati del pranzo pasquale e rimpolpati da insaccati, uova sode, verdura e frutta, tutto cibo rustico) che veniva deposto in un cesto di paglia insieme alla tovaglia a quadri rossi e mica i tovaglioli di carta o le stoviglie usa e getta...quello che avanza si riportava a casa). Intanto il mio babbo e mio fratello avevano gonfiato le ruote delle biciclette (ricordo che erano dure dure e mio papà le pizzicava con le dita e...non erano mai abbastanza gonfie).
I cestini si portavano infilati sui manubri delle bici e io aspettavo con impazienzadi salire sulla "canna" della bicicletta di mio papà perchè mi sentivo sicura e protetta fra le sue braccia mentre lui pedalava veloce e l'aria frizzante mi passava tra i capelli...
Si andava tutti gli anni nello stesso posto, appena fuori Torino, dove incominciavano i prati, era lo stesso posto, ma in un anno cambiano tante cose e tutto può essere diverso...almeno ai miei ochi di bambina : un albero più alto, dei fiori diversi, magari le pecore che brucavano, insomma tante cose da scoprire!

C'era un grande muraglione da cui spuntavano alberi altissimi e dove io mi dirigevo subito, mentre la mamma stendeva la tovaglia a quadri e disponeva il cibo, sapevo che lì attorno spuntavano le viole "più grosse e più profumate del mondo"...


E' questo il ricordo più dolce che ho di quelle giornate : prima le andavo a guardare, scoprendole nascoste sotto le fogli, annusavo la loro fraganza, ammiravo il loro colore, il capolino che usciva tra le foglie di un tenero verde e poi pensavo che a sera ne avrei raccolto un mazzetto da portare a casa....il che non avveniva quasi mai, poi vi spiegherò perchè...
Intanto i "grandi" parlavano e magari giocavano a bocce, le mamme raccoglievano i "girasoli" ( tarassaco) da portare a casa (non mi piacevano) e noi bambini giocavamo a rincorrerci, a palla , a nascondino.



Poi si mangiava...spuntavano panini, uova, salame e poi tra gruppi famigliari ci si scambiava i piatti e il tutto "innafiato" da un bicchiere di vino ( beh, non si guidava....e in bici al massimo si andava un po' storti).
Ore semplici, rilassanti, ma anche entusiasmanti di scoperte...
Stava quasi per arrivare il momento in cui pensavo già di andare alla raccolta delle "più belle viole del mondo"...quando all'orizzonte si profilavano nuvoloni grigi



Ed ea un fuggi fuggi...si raccoglieva in fretta tutto il rimasto e s'infilava alla rinfusa nei cesti,  si recuperavano il più velocemente possibile le biciclette e si pedalava a rotta di collo per riuscire ad arrivare almeno in un posto al coperto...addio violette, non c'era più il tempo per raccoglierle.
Il brutto è che succedeva immancabilmente tutti gli anni, che io mi ricordi la Pasquetta erminava con vari gradi di "bagnato :  dall'"appena umido" al "bagnato fradicio", forse un paio di volte tornai "asciutta" nel senso che la giornata si concluse senza temporale...quindi non è poi cambiato molto nella situazione atmosferica di questi nostri giorni!!!




sabato 19 aprile 2014

Una storia di Pasqua.....


L‘uovo è da tempi immemori una figura carica di significati simbolici (simbolo della vita in sé)
Per gli antichi Egizi, l’uovo era il fulcro dei quattro elementi dell’universo (acqua, aria, terra e fuoco). La tradizione di donare le uova, invece, iniziò ben prima della nascita del Cristianesimo, dato che già i Persiani usavano scambiarsi uova di gallina per dare il benvenuto alla primavera, con riti per la fecondità ed il rinnovamento della natura; seguiti nel tempo da altri popoli antichi quali gli Egizi, che consideravano il cambio di stagione una sorta di primo dell’anno, i Greci e i Cinesi. CIOCCOLATO 1L’uovo ha sempre rappresentato la vita che si rinnova. Non è casuale che gli antichi Romani usassero dire: “Omne vivum ex ovo”, seppellendo un uovo dipinto di rosso nei loro campi, come rito propiziatorio per il buon esito del raccolto. Con l’avvento del Cristianesimo, molti riti pagani vennero recepiti dalla nuova religione .

Mi piace questa di leggenda....

Tanto tempo fa,in un paese lontano,nel periodo di Pasqua ,
tanti bambini si ammalarono di una malattia chiamata:” orecchioni”.
A quei tempi per curare la malattia si avvolgeva una sciarpa attorno alla testa:dal mento alla fronte .
Un giorno , un uomo che possedeva una fabbrica di cioccolato,andò in quel paese, vedendo quei bambini malati gli venne un’idea,si accese la lampadina!Tornò alla sua fabbrica e ordinò ai suoi lavoratori di creare delle uova di cioccolato ,di avvolgerli nella carta e chiudere tutte con dei nastri colorati.
A Pasqua tornò dai bambini, per offrire a ognuno un uovo però bambini erano già guariti .
E così nacque la leggenda dell’uovo di Pasqua. 




Mostra di Fabergé alla Venaria Reale
questa l'ho  vista alla mostra di Fabergè alla Reggia di Venaria