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venerdì 11 novembre 2011

Le MASCHE

che saranno mai? Recita così la spiegazione:

In passato contadini e abitanti del Piemonte credevano a streghe e diavoli e ogni volta che accadeva qualcosa di strano, si pensava che fosse stata opera delle masche, ossia delle streghe.
Il termine MASCA è una parola molto antica e forse significa "anima di morto". 

Effettivamente Torino e il Piemonte è pieno di leggende e storie più o mene orrorifiche su queste donne, ogni piccolo paese ne ha una diversa.


Intorno alla metà del Duecento fecero la loro comparsa a Torino i discepoli di San Domenico di Guzman. Inizialmente i Frati si stabilirono dove oggi sorge la chiesa di San Domenico.
 La chiesa di San Domenico è quindi strettamente collegata al periodo dell'Inquisizione Torinese. Dal "Chiostro dei Morti", dove venivano conservati i corpi dei Frati, è possibile osservare il corridoio disseminato di lapidi ed epitaffi funebri. Due, particolarmente interessanti, sono dedicati alla memoria dell'Inquisitore Beato Pietro Cambiasi di Ruffia. Egli morì "per la fede cattolica" nel 1365 e i suoi resti sono conservati nella Chiesa e protetti da un'urna. Curiose sono le cause della sua morte: il 2 febbraio 1365 venne assassinato nel Convento di San Francesco a Susa.


 Le streghe putroppo non sono appartenute solo alla fantasia ed anche il Piemonte possiede la sua triste realtà legata ai processi per stregoneria.
Un documento del 1474 rinvenuto tra le carte dei conti Valperga di Rivara, ci informa che il 23 settembre 1472, a Forno di Rivara vennero bruciate tre donne del luogo, si sa soltanto che si trattava di tre sorelle. Un altro documento sempre del 1474, riporta invece ben 55 capi d'accusa rivolti a quattro donne di Levone.

  si narra ancora oggi la leggenda della strega Micilina." Siamo nell'anno 1544 e Micaela Angiolina Damasius, detta appunto Micilina, avanza avvilita per le angherie subite, tra la folla. La poverina venne accusata di stregoneria e condannata al rogo, venne portata su un carro trainato da due buoi bianchi, alla sommità di una brulla collinetta e legata ad un vecchio castagno. La leggenda però vuole che la donna liberatasi dal bavaglio avvolta tra le fiamme, urlasse una maledizione al popolo che la guardava attonito: "Maledetti! Non saranno le fiamme a liberarvi di me, verrà una tremenda guerra che vi sterminerà che terminerà solo quando questi due buoi torneranno bianchi!". A quel punto si udì un tremendo fragore e i due buoi che l'avevano trainata fin lì, da bianchi che erano divennero rossi come il fuoco ed impazziti si lanciarono contro la folla urlante. Ancora oggi su quella collina si possono notare delle strane macchie rosse sul terreno: si dice che sia il sangue della povera donna".
 Non solo c'era il Tribunale dell'Inquisizione, ma Torino vanta una dinastia di "boia", già si tramandavano il mestiere perchè non potevano fare altro talmente erano emarginati. La loro casa era in Via Bonelli, aperta nel 1823 per onorare quello che era lo zoologo più noto del Piemonte. Dopo aver preso il nome dalla porta Pusterla luogo cui correva, divenne infatti la contrada dei fornelletti, cioè dei forni dove i cittadini facevano cuocere il pane. Altri invece vogliono che i fornelletti fossero i fuochi su cui bollivano i pentoloni per la lavorazione dei bachi da seta. Nel XV secolo vi furono sistemati un postribolo e, al numero 2, la casa del boia. L'ultimo boia fu un certo Pietro Pantoni che come tutti i suoi predecessori, aveva in chiesa il suo banco separato dagli altri ed evitato da tutti, come pura la moglie che non usciva mai di casa. L'unico amico che aveva era un certo Caranca, il becchino di Rivaloro.Si dice anche che fosse talmente mal voluto che quando andava a comperare il pane, il panettiere glielo porgesse voltato al contrario proprio per disprezzo.

4 commenti:

  1. Ciao Adriana purtroppo ogni luogo a la sua triste storia che vorrebbe dimenticare, speriamo che certe orrende cose non possano più ritornare buona serata.

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  2. Superbo post Adriana. La caccia alle streghe, secondo me è sempre stata una montatura per vendette personali, ma è anche vero che bisognerebbe immedesimarsi nell'incultura di quei tempi. Guarda le streghe di Salem o quelle di Pont St. Esprit, si è saputo solo a posteriori che si trattatava di un fungo allucinogeno presente nel pane di segala. Per quanto riguarda i boia, se vai a Venezia, vai alla prigione e, tenendola a sinistra, guarda l'angolo del canale. C'è una casa isolata. Era quella del boia di Venezia. Quando ero giovane ci abitava una famiglia che aveva due figle una più bella dell'altra. Il padre non era boia, ma un impiegato delle carceri, però si comportava con noi spasimanti come se lo fosse. Buona serata.

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  3. io credo che la maggior parte di quelle che definivano streghe non fossero altre che antenate degli erboristi, ma che l'ignoranza e la superstizione hanno trasformato in personaggi cattivi.

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  4. A mio parere a quei tempi bastava veramente poco per essere etichettate come streghe, purtroppo l'ignoranza al tempo faceva da padrone!
    Comunque hai postato un argomento molto interessante!
    A presto...Sibilla

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