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mercoledì 6 marzo 2013

Femminismo - parte 2°

Se nel 1972 arriviamo , qui in Italia, ad un risveglio delle donne, alla riscoperta del "femminismo", esso ha una lontana origine.
Troppo lungo sarebbe ripercorrere le sue fasi, per cui ricorderò solo esempi più importanti.
Il femminismo inizia, se così si può dire , nell'era industriale, nel momento in cui masse di persone lasciarono le campagne per trasferirsi  in città  dove il lavoro si era spostato, infatti la manodopera era sia femminile che maschile (   per non palare dello sfruttamento infantile)   , ma con diversi trattamenti e non solo, la donna aveva anche il "peso" della casa e della famiglia . Inizialmente riguardava il ceto più povero .
    
Nel luglio del 1848, a Seneca Falls, presso New York, si tenne un'assemblea di circa trecento donne, nella quale Elizabeth Cady Stanton (1815-1902) formulò una dichiarazione dei diritti delle donne all'eguaglianza. Vi si affermava che uomini e donne sono eguali e «dotati dal loro Creatore di diritti inalienabili; che tra questi vi sono la vita, la libertà, il perseguimento della felicità».
Questa forma persistente di schiavitù - afferma Stuart Mill - viene esercitata da tutti gli uomini su tutte le donne e si realizza innanzi tutto e in forma compiuta nel luogo privato della famiglia. Essa è resa possibile dalla maggior forza muscolare dell'uomo, ma si esercita anche con l'affetto: «Gli uomini non vogliono solamente l'obbedienza delle donne, vogliono anche i loro sentimenti. Tutti gli uomini, tranne i più brutali, vogliono avere nella donna che a loro è più legata non una schiava forzata, ma una schiava volontaria, non una pura e semplice schiava, ma una favorita».


Stuart      Mill (un uomo)

In Italia si devono attendere gli inizi del Novecento  in cui appare sulla scena Clelia Romano Pellicano, fu una pioniera del movimento femminista italiano ed europeo, portò alla ribalta la battaglia femminile per la parità di diritti e doveri, e merita d'essere ricordata come esempio d'una femminilità coraggiosa e dinamica che trasmette valori etici e di parità dei diritti.
     

  
« Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile. L'uomo prese nelle mani anche le redini della casa, la donna fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli »
(F. Engels, L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, p. 84)
 Il movimento delle suffragette, come movimento nazionale volto a chiedere il suffragio femminile, vide la luce nel Regno Unito solo nel 1872.  Allora ebbe vita un movimento nazionale per rivendicare il diritto di voto, ancora non riconosciuto, che portò, nel 1897, alla formazione della Società Nazionale per il suffragio femminile (National Union of Women's Suffrage). La fondatrice, Milicent Fawcett, cercò di convincere anche gli uomini ad aderire al movimento, perché erano i soli, in quel momento storico, che legalmente potessero concedere il diritto di voto, ma ebbe scarso successo. I progressi sul piano del riconoscimento sociale, in quel primo periodo, furono quindi molto limitati, e tale situazione si protrasse sino a circa il 1903.

  

    

     Proprio negli Stati Uniti, tuttavia, si verificò, all'inizio del secolo, un terribile episodio che la giornata della donna ricorda tuttora: l'8 marzo 1908 morirono durante un improvviso incendio, in una azienda tessile di New York, 129 operaie riunitesi in sciopero all'interno dell'edificio.

Non riscontrando i risultati sperati, le suffragette inglesi passarono, così, a forme di protesta più violente; così nel 1912 proclamarono la "Guerra delle vetrine" prendendo a sassate ogni negozio londinese. Nel 1913 il movimento suffragista ebbe anche la sua prima martire: una giovane inglese, Emily Davinson, che si gettò sotto la carrozza reale durante un affollato derby e rimase uccisa. 

In Italia nel 1919 le donne ottennero l’emancipazione giuridica, ampliando le funzioni di tutela, vedendosi riconosciuta la facoltà commerciale e facendo abolire l’obbligo dell’autorizzazione maritale sulla gestione dei propri beni e per rendere testimonianza in giudizio. Nel 1923 le donne italiane ottennero il diritto di voto alle elezioni amministrative, ma tale diritto non trovò applicazione a causa della riforma fascista degli enti locali.

Il quadro sociale era complessivamente molto arretrato, anche per il forte influsso conservatore della Chiesa cattolica: alle donne venivano sconsigliate le attività fuori casa, le letture libere, l’istruzione superiore e universitaria.                                         

7 commenti:

  1. Ma te il film "Come eravamo "l'hai mai visto?
    Ciao

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  2. e stiamo parlando di poco più di cent'anni fa......ce ne ha messo di tempo la società a eliminare queste discriminazioni....
    Bel post Adriana!

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    1. e le discriminazioni non sono affatto eliminate, è un'illusione

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  3. accidenti che bel post questo, davvero interessante. Continuo a sbirciarlo. Ti aspetto da me.

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coccole